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Grasso, un premier magistrato che spacca il Pd

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Bersani ha insistito fino all'ultimo, ma la via per Palazzo Chigi gli è preclusa. Probabilmente Napolitano punterà sull'ex toga. Però Grillo dice che non lo appoggerà e molti democratici non vogliono governare con il Pdl

Nicoletta Orlandi Posti
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di Maurizio Belpietro In 150 anni, a Palazzo Chigi si sono succeduti molti professori, un certo numero di avvocati, qualche banchiere, ma mai un  magistrato. O meglio:  un presidente del Consiglio pm lo abbiamo avuto: si trattava di Giovanni Giolitti, che agli esordi della carriera aveva vinto un concorso in magistratura, ma pare che non abbia mai esercitato. In compenso, ci è toccato un presidente della Repubblica che nelle vesti della pubblica accusa fece in tempo a ottenere la condanna a morte di un repubblichino: poi appese la toga al chiodo perché alle aule dei tribunali preferì quelle più comode del Parlamento, ma non so se per gli italiani sia stata una fortuna. Oltre a Scalfaro, va poi ricordato Luciano Violante, che dopo aver fatto il giudice istruttore fece pure il presidente della Camera.  Tuttavia, un magistrato che in poche settimane lasciasse il Tribunale per sedere sul più alto scranno del Senato e, dopo una manciata di giorni, addirittura fosse candidato a diventare capo dell'esecutivo ancora non si era visto. Eppure è ciò a cui potremmo assistere, se il tentativo di Bersani di diventare presidente del Consiglio fallisse. Cosa che, dopo due giorni di consultazioni del capo dello Stato, appare assai probabile. Non che fino all'altro ieri le possibilità del segretario del Pd di ottenere l'incarico di formare il nuovo governo fossero maggiori rispetto a oggi. Però la testardaggine con cui Pier Luigi rivendicava per sé quel ruolo aveva spinto un certo numero di osservatori a ritenere che avesse un asso nella manica. Invece, il leader della sinistra  nel polsino aveva solo un bluff: il suo era un tentativo disperato di non farsi sfuggire la poltrona più ambita, puntando tutto su un ripensamento o per lo meno un aiutino del Movimento Cinque Stelle. Che invece non c'è stato. Ieri la delegazione dei pentastellati capeggiata da Grillo ha ribadito a Napolitano quanto già si sapeva, e cioè che i Cittadini non hanno alcuna intenzione di votare la fiducia a un gabinetto Bersani. L'ex comico, con una discreta dose di umorismo, ha spiegato al capo dello Stato che l'unico presidente del Consiglio che i suoi avrebbero votato poteva essere un grillino. Stop. Porta chiusa a qualsiasi soluzione affidata al segretario del Pd, anche in cambio di ministri che strizzino l'occhio al movimento. Per la verità, il santone ligure ha stoppato anche la possibilità di un appoggio a un governo istituzionale presieduto dal presidente del Senato; ciò nonostante, l'idea di un incarico al numero uno di Palazzo Madama è l'unica che al momento resta in campo.  Tanto in campo che ieri a Piero Grasso, ex capo della Direzione nazionale antimafia, è scappata di bocca una mezza ammissione. Interpellato dai giornalisti, il magistrato diventato in poche settimane seconda carica dello Stato, si è detto «pronto a tutto», anche a fare il capo del governo. Una gaffe che in serata è stato costretto a correggere, precisando che si riferiva all'incarico in Senato, ma alla smentita non ha creduto nessuno. Sarà a causa della pressione che i  giornalisti esercitano sui protagonisti della crisi, sarà per l'inesperienza del neo presidente: sta di fatto che la frittata ormai era fatta. E a proposito di frittata, mica male anche quella del nuovo capogruppo grillino, che dopo essere stato ricevuto dal capo dello Stato, con evidente allusione a Morfeo, il soprannome che Grillo aveva appioppato a Napolitano, ha dichiarato che il presidente della Repubblica era un po' più sveglio del solito. Tempo un'ora, ovvero che montasse la polemica per la scortesia nei confronti dell'inquilino del Quirinale, ed ecco Vito Crimi, cittadino a cinque stelle, scusarsi e gettare la croce addosso ai giornalisti che vivisezionano ogni parola, come fa ogni politico quando è beccato in castagna dai tempi della Prima Repubblica.  Ma tornando a Grasso, nonostante il presidente del Senato sia «pronto a tutto» e venga in questo momento ritenuto il candidato con maggiori possibilità di successo, la strada per arrivare a Palazzo Chigi non è in discesa. Non solo perché Grillo sul suo blog ha negato la fiducia a governi «pseudo tecnici con l'ausilio delle ormai familiari “foglie di fico” come Grasso», ma anche perché nel Pd non tutti sono convinti che attaccarsi al pm sia la soluzione giusta. La decisione dell'ex comico di rimanere fuori dall'esecutivo li spaventa, perché dei Cinque stelle temono la concorrenza e non li vogliono all'opposizione mentre loro stanno al governo con il Popolo della Libertà. Insomma, la soluzione del rebus non pare facile. Grasso potrebbe essere il nuovo presidente del Consiglio, ma su chi lo sosterrà è ancora nebbia fitta. Con il rischio di mandare a sbattere il Paese contro nuove elezioni. 

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