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Volodymyr Zelensky, l'ombra del golpe dietro alle purghe: caos a Kiev

martedì 19 luglio 2022

2' di lettura

Volodymyr Zelensky ha fatto intorno a sé terra bruciata. Il leader dell'Ucraina, dallo scorso 24 febbraio, ha messo mano agli apparati statali del Paese: licenziamenti, sospensioni e arresti. Gli ultimi, senza non poco clamore, hanno riguardato Ivan Bakanov e Iryna Venediktova. Il primo capo dei servizi segreti (Sbu), la seconda procuratrice generale che indaga sui crimini di guerra russi. "Li abbiamo solo sospesi, per fare accertamenti sul loro operato", è stata la spiegazione del governo. Eppure la reale motivazione sarebbe un'altra: un golpe

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In effetti, sessanta dipendenti della procura generale e dello Sbu sono rimasti nelle zone occupate dai russi e i loro fascicoli sono nella pila dei 651 casi aperti contro pubblici ufficiali ritenuti collaborazionisti. Ma non è tutto. Gli occhi dei vertici di Kiev sono tutti puntati, come ricorda Repubblica, sulla mancata difesa di Kherson, unica città conquistata a ovest del fiume Dnepr e punto strategico per la Crimea. Le domande sono tante: perché non sono stati fatti brillare i ponti per tagliare l'avanzata nemica? Come hanno fatto i soldati di Mosca a evitare i campi minati?  

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E le risposte non mancano. Secondo l'esecutivo di Zelensky, c'era un accordo segreto e la sfilza di epurazioni ne è la prova. Il Cremlino avrebbe infatti avuto rassicurazioni da una parte degli apparati ucraini - ancora pieni di funzionari nominati dal vecchio premier filorusso Yanukovich - che non ci sarebbe stata resistenza e che i blindati avrebbero sfilato a piazza Maidan al massimo in tre giorni. In cambio la possibilità che Zelensky fuggisse dalla capitale. Peccato però che il presidente non sia scappato. Da qui il presunto golpe, che ha spinto il presidente a prendere provvedimenti. In ordine, a essere cacciati, ecco che ci sono anche il generale Serhii Kryvoruchka (capo Sbu a Kherson, gli sono stati tolti i gradi), il suo assistente Igor Sadokin (arrestato a marzo), Gennadii Lahutia (capo dell'amministrazione militare di Kherson, rimosso il 28 giugno), Andriy Naumov (capo della sicurezza interna dello Sbu, arrestato in Serbia), Roman Dudin (capo Sbu di Kharkiv, arrestato il 29 maggio).

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