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Africano legato a una mina dai russi, come lo costringono a morire: video-choc

di Costanza Cavalli martedì 13 gennaio 2026

2' di lettura

Un ragazzo africano con una mina anticarro attaccata al collo guarda in camera e dice di chiamarsi Francis. «Lui correrà, saltellerà attraverso il bosco. Dai, muoviti. Muoviti, ho detto», gli urla un soldato russo mentre lo filma, gli dà del “carbone” (un insulto russo per le persone di colore) e lo spinge lungo la trincea con la canna del kalashnikov. «Ti stiamo usando come un apriscatole», prosegue il russo, «per aprire il bunker». Francis è una bomba umana: dovrà attraversare il territorio ucraino per assaltare le postazioni nemiche. È uno dei tanti video pubblicati sui social che attestano la presenza di migliaia di africani in prima linea, a combattere per il Cremlino.

Reclutati con la promessa di una borsa di studio, di un passaporto russo o di un posto di lavoro con un salario fino a dieci volte quello che prenderebbero in patria, i mercenari sono la soluzione di Mosca per sostituire le perdite tra le proprie fila. Più volte nei mesi scorsi i media hanno riportato testimonianze degli inganni perpetrati ai danni di cittadini di Sud Africa, Senegal, Kenya, Camerun, Sierra Leone, Zimbabwe e Ghana e hanno denunciato casi di coercizione. Secondo un rapporto di Bloomberg del 2024, funzionari europei hanno affermato che il Cremlino ha costretto migliaia di migranti e studenti stranieri a combattere la sua guerra contro l’Ucraina, mandati a morire senza addestramento e niente in mano. Nell’inchiesta sono citati anche rapporti dell’intelligence ucraina sulla campagna di reclutamento globale della Russia per arruolare combattenti stranieri in almeno 21 Paesi.

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Il fenomeno è ormai così diffuso che diversi Paesi africani hanno messo in guardia dalle truffe che promettono opportunità di lavoro e studio in Russia, ma che in realtà costringono i candidati a combattere e morire. Oggi si stima che siano circa 1.400 a combattere in prima linea. L’aspettativa di vita per le nuove reclute è di 72 ore. Il quotidiano britannico Telegraph ha pubblicato ieri un secondo video: un gruppo di mercenari africani ballano e cantano nella loro lingua in una foresta innevata. Il soldato russo che filma dice: «Guarda quanti oggetti usa e getta ci sono».

Quando saranno schierati al fronte «canteranno in modo diverso». Ride. I combattenti africani sono stati soprannominati i “Wagner neri” perché è anche la compagnia paramilitare russa, che ha accresciuto l’influenza del Cremlino soprattutto nel Sahel, a sfruttare le difficoltà dei cittadini della regione. La rivista The Africa report ha raccontato la storia di Samuel, un centrafricano reclutato con falsi pretesti da un mercenario russo Wagner a Bangui. È stato inviato in un campo militare nella regione russa di Belgorod, dove lui e altri centrafricani e camerunensi si sono uniti a migliaia di combattenti. «Non ci è stata data alcuna informazione», ha detto Samuel, «Ci è stato detto di andare in una certa direzione e di andare a recuperare cadaveri odi individuare gli obiettivi. Non ci è permesso ritirarci. Se ti ritiri, sei torturato».

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