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Avvertite Teheran: Roma non arretra

Ai partner europei, l'Italia proporrà di inserire i cosiddetti "Guardiani della Rivoluzione", cioè la milizia degli ayatollah, fra le organizzazioni terroristiche
di Corrado Ocone mercoledì 28 gennaio 2026

3' di lettura

C’è un momento preciso in cui il realismo politico, che deve sempre essere la bussola di chi governa un Paese, non può non cedere il posto ad un approccio “idealista”, e cioè basato sui valori fondamentali della dignità umana. Per non far perdere credibilità e rispetto a quel Paese, prima di tutto. Nei rapporti con il regime iraniano, quel momento è forse arrivato. I rapporti fra gli Stati, come sappiamo, non sono regolati da leggi cogenti ma da rapporti di forza e di convenienza. Ed il principio dell’autodeterminazione dei popoli, ereditato dall’Ottocento liberale, va rispettato. Se siamo stati con tanta partecipazione vicini al popolo ucraino, è proprio per questo motivo. D’altronde, l’idea di “esportare la democrazia” con le armi è stata sempre un’idea fallimentare: è il popolo a dover decidere del suo destino e a sbarazzarsi eventualmente di governi tirannici. C’è però un limite che non può essere superato: quando uno Stato, o meglio una cricca al potere, diventa liberticida e reprime nel sangue, sparando sulla folla, pacifiche manifestazioni di protesta; quando è accertato che la stragrande maggioranza della popolazione vorrebbe liberarsi dei governanti e ricominciare a respirare un po’ d’aria pulita, dovere degli Stati democratici è abbandonare ogni diplomazia, chiamando le cose col proprio nome e agendo di conseguenza.

La comunità internazionale ha tutta una serie di misure che può prendere in questi casi: dal mettere in campo pesanti sanzioni all’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche un gruppo di potere (tipo Hamas) o interi Stati (come appunto l’Iran) fino alla chiusura di ogni rapporto diplomatico con questi ultimi. Dopo le trentamila vittime in due giorni della repressione, il governo italiano, per bocca del suo ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha giudicato che con i pasdaran che tengono in pugno l’Iran da quasi mezzo secolo non è più il momento di scherzare. Ai partner europei, l’Italia proporrà di inserire i cosiddetti “Guardiani della Rivoluzione”, cioè la milizia degli ayatollah, fra le organizzazioni terroristiche. La risposta di Teheran non si è lasciata attendere: la nostra ambasciatrice, Paola Amadei, è stata richiamata. Non solo: le dichiarazioni di Tajani sono state giudicate “irresponsabili” e i nostri approcci “sconsiderati”.

Insomma, anche la beffa di essere provocati e minacciati! In altri tempi, probabilmente, avremmo fatto buon viso a cattivo gioco e avremmo ricomposto il tutto facendo un passo indietro. Ci saremmo autoumiliati proprio come facemmo quando, giusto dieci anni fa, coprimmo le opere d’arte presenti in Campidoglio esponenti nudità per non “offendere” l’allora leader iraniano Rouhani in visita nel nostro Paese. Questa volta, per fortuna, abbiamo tenuto il punto, in linea con la nuova e tranquilla assertività della nostra politica estera. A margine di un convegno tenuto ieri alla Farnesina, Tajani ha così ribadito che giovedì prossimo l’Italia proporrà «insieme ad altri sanzioni nei confronti dei pasdaran» e darà «parere favorevole a chi chiederà di inserire i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche». Il nostro ministro degli Esteri ha fatto anche presente che, per ragioni di sicurezza, il personale della nostra sede diplomatica nella capitale iraniana è stato ridotto al minimo. È evidente che, in tutta la faccenda, l’incognita resta quel che farà Trump, cioè se deciderà di intervenire sul modello Venezuela favorendo un cambio di regime oppure riterrà che, per gli equilibri in Medio Oriente, è meglio accontentarsi in questo momento di un governo azzoppato dopo la messa fuori gioco degli amici degli ayatollah nei paesi limitrofi. Mettere però sul tavolo anche l’efferatezza che il regime ormai usa nel reprimere il dissenso e nell’ammazzare i cittadini, sarebbe anch’esso un elemento di realismo.

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