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Emmanuel Macron umiliato anche da Cipro: francesi più poveri di tutti

di Mauro Zanonmartedì 3 febbraio 2026
Emmanuel Macron umiliato anche da Cipro: francesi più poveri di tutti

3' di lettura

I francesi? Più poveri dei ciprioti e dei belgi da quando Emmanuel Macron è diventato presidente della Repubblica. È la fotografia spietata dell’ultimo rapporto dell’Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione europea), secondo cui il Pil pro capite in standard di potere d’acquisto (Spa) della Francia è inferiore alla media dell’Ue, mentre alla fine degli anni Novanta era in cima alla classifica. Stando ai dati ufficiali dell’Eurostat, con un indice pari a 98, il reddito pro capite dei francesi è inferiore del 2% rispetto alla media europea, che corrisponde all’indice di base 100. Ma è soprattutto inferiore del 29% rispetto a quella della Danimarca, del 19% rispetto a quella del Belgio, del 18% rispetto a quella della Germania, dell’1% rispetto a quella di Cipro e dello 0,5% rispetto a quella dell’Italia. Non si tratta di cifre astratte. «Questa classifica è espressa in parità di potere d’acquisto, ovvero tenendo conto delle differenze di prezzo tra i vari paesi», ha spiegato al Figaro Éric Dor, direttore degli studi economici presso la Iéseg School of Management, una delle più importanti business school francesi. «Consente quindi di confrontare il tenore di vita reale della popolazione», ha aggiunto. La Francia delle “Trente glorieuses” è un ricordo ormai sbiadito: nel lungo periodo, il confronto con i vicini europei è drammatico. Mentre nel 1975 il Pil pro capite francese era equivalente a quello della Germania, oggi il divario tra le due sponde del Reno è quasi del 20%. I danesi, che già nel 1975 registravano 13 punti percentuali in più rispetto ai francesi, oggi hanno un reddito pro capite superiore di quasi il 30%. Allo stesso tempo, il divario con i paesi europei meno sviluppati si è notevolmente ridotto: la Polonia, il cui tenore di vita era inferiore del 60% rispetto alla Francia nel 2000, oggi è a solo 20 punti percentuali di distanza.

Il declino francese inizia con la presidenza del socialista François Hollande (2012-2017). «Si possono distinguere due grandi ondate di calo», ha detto al Figaro Mathieu Plane, vicedirettore dell’Osservatorio francese delle congiunture economiche (Ofce). La prima va dal 2013 al 2017, quando la Francia precipita da un indice di 109, ovvero il 9% sopra la media europea, a 103. «Questo periodo corrisponde all’attuazione della politica dell’offerta sotto François Hollande, che avrebbe dovuto rilanciare la produzione e migliorare la competitività delle imprese», sottolinea Plane.

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Il problema è che queste misure particolarmente costose, come il credito d’imposta o il patto di responsabilità, non hanno generato la ripresa della crescita prevista. La tendenza negativa continua e si aggrava con Macron all’Eliseo e Bruno Le Maire al ministero dell’Economia, soprannominato “l’uomo dei 1000 miliardi di debito”: 104 nel 2020, 101 nel 2021, fino a 97 nel 2022. È con la politica del “whatever it takes” in salsa francese avviata da Macron a partire da marzo 2020 che si apre la seconda fase di deterioramento. Stessa constatazione: mentre la Francia lascia scivolare il deficit pubblico per sostenere il potere d’acquisto e le imprese, la ripresa della crescita non arriva. Già a fine 2024, un articolo del think tank liberale francese iFRAP sottolineava che la Francia era scesa dall’undicesimo posto mondiale in termini di Pil pro capite negli anni Novanta al ventiquattresimo posto nel 2024. Il crollo della Francia all’interno dell’Ue registrato dall’Eurostat fa dunque parte di un più ampio movimento di declino nell’economia mondiale. «La Francia sulla via della terzomondizzazione», ha sentenziato sul Figaro l’economista liberale francese Nicolas Baverez, secondo cui l’Esagono, sotto Macron, è diventato «l’Argentina d’Europa».

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