Il caso Epstein riaccende nuovi interrogativi sui nomi rimasti nell’ombra e sulle responsabilità istituzionali. Al centro della polemica vi sono documenti e atti giudiziari che, secondo alcune denunce politiche, sarebbero stati parzialmente oscurati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Due deputati americani Ro Khanna e Thomas Massie hanno presentato una denuncia formale sostenendo che il Dipartimento di Giustizia avrebbe censurato almeno sei nomi maschili all’interno di documenti collegati all’indagine su Jeffrey Epstein. Nomi che, secondo i firmatari della denuncia, sarebbero stati rimossi per “ragioni di opportunità” e non per reali necessità di tutela legale. Il sospetto è che si tratti di figure di alto profilo, potenzialmente in grado di creare imbarazzo politico o diplomatico, uno dei sei uomini, secondo quanto dichiarato dal deputato Massie, ricoprirebbe una posizione importante all’interno di un governo straniero.
In questo contesto è tornato a circolare anche il nome di Re Carlo III, citato non come soggetto indagato, ma come figura istituzionale che, secondo fonti vicine alla monarchia britannica, sarebbe pronta a collaborare pienamente qualora venissero richiesti chiarimenti ufficiali. Buckingham Palace, pur mantenendo una linea di riserbo, avrebbe fatto filtrare la disponibilità del sovrano a qualsiasi verifica formale, sottolineando l’assenza di accuse dirette nei suoi confronti e sottolineando come il sovrano abbia già "mostrato la profonda preoccupazione". I deputati denunciano una mancanza di trasparenza e l’oscuramento dei nomi, sostengono, impedirebbe alle vittime di ottenere piena giustizia e all’opinione pubblica di conoscere la portata reale dello scandalo.
Il Dipartimento di Giustizia, non ha confermato né smentito nel dettaglio le accuse, limitandosi a ribadire che ogni redazione dei documenti avviene nel rispetto delle leggi federali e della tutela delle persone non formalmente incriminate.