Oggi nel Castello di Alden Biesen in Belgio, ma a 15 km dal confine olandese, i 27 capi di stato e di governo degli stati membri dell’Unione Europea si riuniscono informalmente per parlare di come rafforzare la competitività dell’Ue nel mondo di oggi. Staremmo già dormendo. Lo faranno con Mario Draghi ed Enrico Letta. Il primo ha steso un report la cui conclusione è «ci vuole più Europa». Il secondo propone di creare un ventottesimo ordinamento normativo-giuridico, come se 27 non fossero abbastanza, afferente ad uno stato che non esiste, ma che vorrebbe tanto esistesse: l’Europa.
A questo ordinamento potranno aderire le imprese che lo vorranno. E di questo nuovo complesso di norme, che nessuno sa quali siano se ne cantano le lodi. Il razionale del progetto è: visto che non riusciremo ad omogeneizzare gli attuali 27 complessi normativi creiamone uno nuovo da zero. Vista con gli occhi di un americano che cos’è la competitività? Scegliamone uno illustre: Elon Musk anche se nato in Sudafrica. A circa 60 km di altitudine, viaggiando ad una velocità di 7mila km orari, il suo razzo Falcon 9 sgancia un modulo che prosegue il suo viaggio. Poiché 7mila km orari sono effettivamente un po’ pochini, il modulo arriva a 27mila km orari fino ad oltre 500 Km di altitudine. Partorisce (ma avrei voluto usare un verbo più sconcio indovinate quale) una trentina di satelliti mentre il Falcon 9 è intanto ritornato alla base da dove era partito. Il tutto in appena 9 minuti. Io a scrivere questo pezzo ci metto di più. E tempo due giorni la giostra si ripete. Con quello stesso razzo.
Risultato? Oggi Starlink ha 9.000 satelliti in orbita funzionanti. Da quello dipendono tutte le infrastrutture militari e le compagnie telefoniche di tutto il mondo non possono competere quanto ad estensione di rete e copertura del segnale. Il teorico competitor europeo Eutelsat dopo la fusione con OneWeb quanti satelliti ha operativi in atmosfera? 600. Ogni mese quanti satelliti deposita Musk in atmosfera? Da 100 a 150. Quanti ne ha lanciati nel 2025 Eutelsat? Zero! Capite cosa è la competitività? Il ventottesimo ordinamento mancante? L’abolizione del voto all’unanimità nel Consiglio Europeo?
Eppure, il destino dell’Europa non è sempre stato questo. «L’Europa è stato un fenomeno unico in questo pianeta quanto a dinamismo. Da sempre. I belgi erano quattro gatti e sono riusciti a colonizzare intere regioni africane a partire dal Congo. Come spiegarselo? Semplice. La concorrenza fra vicini. In passato ha generato guerre. Ma anche tantissima energia. [...] L’energia europea è sfumata. È rimasta la burocrazia». Mi raccontava tre anni fa in un’intervista Edward Luttwak. Quattro gatti e tre lingue parlate nel solo Belgio. Figuratevi nell’Europa dei 27. Quando Trump parla lo comprendono nel Montana e in California. Non ha bisogno dell’esercito dei traduttori che stanno a Bruxelles.
Prendete la Comunità Economica Europea, nata per iniziativa di sei stati: Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Non esisteva la moneta comune. Né il tappo che non si staccava dalla bottiglia. Dal 1960 al 1992 lo stato che cresceva di meno faceva in media il 3,30% ogni anno. Chi era? La Germania. Quello che faceva di più il 4% (pardon il 3,97%). Chi era? Indovinate: noi. Dopo l’unificazione tedesca tutto cambia. L’Italia è cresciuta in media lo 0,77% fino ad oggi. Il minuscolo Lussemburgo con la sua finanza? Lo stato che è cresciuto di più: il 2,92%. Impatto sull’economia aggregata dei sei? Praticamente impercettibile. La competitività è questa roba qui. Non il caricabatterie unico o il green deal. «Mentre la Cee era una comunità di nazioni costruita con realismo e concretezza rispettosa delle diversità e delle sovranità»- scriveva Antonio Socci su questo giornale a marzo del 2019 - «l’Unione Europea l’ha soppiantata nel 1992». E da lì arriva tutto il delirio: verticalizzare e centralizzare a Bruxelles.
In questo disastro economico senza precedenti si è inserita Giorgia Meloni. Forte di un governo stabile e di un Paese che soprattutto dopo il Covid tiene botta egregiamente, ha praticamente rotto il patto di sindacato Berlino-Parigi. Ricordate le risatine di Sarkozy e Merkel alle spalle di Silvio? Macron vuole un debito comune perché la Francia è alla canna del gas. Il cancelliere tedesco ha fatto due più due ed è venuta ad ascoltare Giorgia Meloni. Che da Capricorno maledettamente concreto ha dettato l’agenda. Sempre meno poteri alla Commissione Ue. Sempre più potere agli stati nazionali. Non male come inizio. Serve solo sapere, a tutela della nostra democrazia, se rimarrà il diritto di veto. Perché salvaguardare una democrazia significa che uno stato non potrà subire decisioni prese ad altri. Se no che votiamo a fare?
P.S: piove sul bagnato. Fallisce il progetto del caccia comune Francia, Germania e Spagna (FCAS). Merz vuole entrare nel progetto di Italia, Giappone e Regno Unito. Antifascisti in servizio permanente effettivo sono nel panico. Si ricrea l’asse Roma, Tokyo e Berlino. Meloni riferisca in parlamento o si dimetta.