Dopo la tragedia di capodanno, lo strazio non finisce, ma si dilata all’infinito. Ed il campus Energypolis di Sion non è più solo un’aula di giustizia, ma un’arena. Le urla dei genitori che hanno perso un figlio nel rogo di Crans-Montana riecheggiano tetre mentre Jessica e Jacques Moretti, gestori del bar Le Constellation, avanzano scortati dai legali: “Assassini, avete ucciso mio figlio, siete dei mostri. La pagherete”. Alle loro spalle, 41 morti. Ragazzi. Sei italiani. Una notte di Capodanno diventata inferno.
L’inchiesta parla di falle, omissioni, sicurezza ballerina. Jessica non regge l’urto e collassa in aula, poi ammette: “Non sono mai state fatte prove di evacuazione, perché nessuno ci ha mai detto che dovevamo farle”. Parole che pesano come macigni. E mentre i Moretti ipotizzano di donare lo spazio del pub per un memoriale, fuori esplode la rabbia. La polizia? Un solo agente. Uno. Come se 41 bare non bastassero a prevedere il caos. Ancora spintoni, lacrime, accuse.
“Siete la mafia, avete pagato 200mila franchi ed è finita!”. Urla una delle mamme disperate: “Dov’è mio figlio? Come dormite? Come mangiate?”. Jacques prova a replicare: “Se dobbiamo pagare, pagheremo. Non esiste la mafia, siamo solo dei lavoratori. Ci assumeremo le responsabilità”.
Ma i familiari non ci stanno. “Dicono che la colpa è di Cyanne, del dj, del Comune, ma mai è colpa loro… questa gente non ha il cuore, solo il cuore dei soldi”, accusa Michel Pidoux. Sui social la contestazione era annunciata, c’è chi scrive: “Voglio stare davanti a lei… perché ci guardi negli occhi”. Dentro, l’interrogatorio. Fuori, la furia. Un giornalista domanda: “Perché la polizia non aveva previsto i disordini?”. L’avvocato Nicola Meier parla di “aggressione” e di assenza inspiegabile delle forze dell’ordine. La procuratrice Catherine Seppey invoca la calma. Nei giorni scorsi un incontro più riservato con Leila Micheloud: “È stato un momento molto intenso. Li ho incontrati, li ho ascoltati, ma non li ho perdonati”. Il dolore non si archivia.