Un messaggio di solidarietà ai picchiatori che hanno ucciso Quentin a Lione è comparso sui social della “Mensa occupata” dell’università Federico II di Napoli. Un post agghiacciante, perché rivolto a militanti "antifascisti" accusati di aver preso parte al pestaggio costato la vita al 23enne francese.
Secondo una denuncia alla polizia visionata da Frontières, tra gli autori dell’aggressione a Quentin e ad altri ragazzi di destra ci sarebbe anche Jacques Elie Favrot, assistente del deputato de Raphaël Arnault, esponente di La France Insoumise. Arnault è noto per aver fondato la Jeune Garde antifasciste, formazione che avrebbe organizzato la spedizione punitiva culminata nella morte del giovane.
Nonostante la gravità dei fatti, dalla mensa autogestita napoletana è arrivato un messaggio di sostegno, pubblicato in collaborazione con attivisti lionesi. Nella foto diffusa su Instagram si vedono militanti con i pugni chiusi dietro uno striscione con la scritta "No alla dissoluzione della Jeune guarde. Liberate tutti gli antifascisti". In fondo campeggia una falce e martello.
Il caso arriva dopo che il gruppo nel mirino aveva creato già più di un grattacapo istituzionale: nel 2025 il ministro dell’Interno Bruno Retailleau aveva disposto lo scioglimento del gruppo, accusandolo "di incitare ad atti di violenza contro individui, provocazioni che spesso hanno avuto conseguenze".
Resta ora il nodo dei collegamenti tra quanto accaduto a Napoli e l’organizzazione francese. Il post non proviene dall’account ufficiale del movimento, ma da una pagina cittadina riconducibile agli attivisti di Lione. Gli account sono ancora attivi e rilanciano appelli cari al mondo antagonista. Una rete di violenza che attraversa i confini e che, secondo diversi osservatori, potrebbe ulteriormente alimentare le tensioni già esplose in Italia, si pensi ai recenti fatti di Torino e non solo.