«C’est une Bérézina», una catastrofe. Per commentare la batosta incassata al primo turno delle elezioni comunali dai partiti che sostengono il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, Renaissance, Horizons e MoDem, alcuni commentatori rievocano la battaglia combattuta dalla Grande Armata contro l’esercito dell’impero russo presso il fiume Beresina che costò gravissime perdite alle truppe napoleoniche ed è passata alla storia come uno degli episodi più emblematici della fallimentare spedizione in Russia dell’imperatore francese.
Le truppe macroniste, domenica, hanno confermato il pessimo stato di salute del campo presidenziale, sovrastate dai due partiti storici della Quinta Repubblica, i Repubblicani e il Partito socialista, ma anche dai due partiti situati alle estremità dell’Assemblea nazionale e principali rivali sul piano nazionale: il Rassemblement national (Rn) di Marine Le Pen e Jordan Bardella a destra, e la France insoumise (Lfi) di Jean-Luc Mélenchon a sinistra. La ministra perla Parità tra donne e uomini, Aurore Bergé, ha deplorato ieri «il rischio di scomparsa» del macronismo. Perché al di là delle vittorie marginali dell’ex ministro Franck Riester a Coulommiers (Seine-et-Marne), di Nathalie Nieson a Bourg-de-Péage (Drôme) e Jean-Charles Orsucci a Bonifacio (Corsica-del-Sud), non ci sono buone notizie per Renaissance.
Sebbene si siano qualificati al ballottaggio, il destino degli ex ministri Antoine Armand ad Annecy (34,78%) e Thomas Cazenave a Bordeaux (25,58%) rimane più incerto che mai. E la rielezione del sindaco macronista di Nevers Denis Thuriot, data per scontata alla vigila del voto, è ora in bilico (34,49%) in un pericoloso ballottaggio a quattro contro la sinistra unita e due ex assessori dissidenti del sindaco uscente. E a Parigi? Renaissance ha scelto di sostenere Pierre-Yves Bournazel, il candidato di Horizons, ossia il partito dell’ex primo ministro Édouard Philippe, ai ferri corti con Macron. Bournazel ha superato a malapena la soglia di sbarramento, raccogliendo l’11,34%, e per “esistere” al secondo turno ha accettato di fare una lista comune con la candidata gollista Rachida Dati (sostenuta in privato da Macron, secondo il Figaro), che ha ottenuto il25,46% dei suffragi, ben al di sotto delle aspettative. L’ex star del sarkozysmo è infatti a quasi tredici punti dal candidato socialista Emmanuel Grégoire, 37,98% di preferenze. Tutto resta comunque in bilico a Parigi in vista del secondo turno: in ragione delle due guastafeste della destra e della sinistra, la candidata di Reconquête Sarah Knafo e quella della France insoumise Sophia Chikirou, che hanno superato la soglia di sbarramento del 10%.
Dati ha rifiutato la mano tesa da Knafo per un’«unione delle destre», Chikirou ha detto di aspettare la telefonata del socialista Grégoire per un accordo «che sbarri la strada alla destra e all’estrema destra con un fronte antifascista, altrimenti resterò in corsa». Grégoire, a Parigi, ha respinto le avances di Chikirou, a Tolosa e Lione, invece, la sinistra socialista e ecologista ha accettato di allearsi con i mélenchonisti, nonostante le promesse alla viglia del voto di non stringere «alcun accordo» con Lfi.
Il partito di Mélenchon ha conquistato Saint-Denis, una delle città con la più alta concentrazione di cittadini di confessione musulmana, ed è quasi certo di conquistare anche Roubaix, nel dipartimento del Nord, che ha la nomea della «città più islamizzata di Francia» con le sue sette moschee. La destra gollista ha certificato il suo status di forza politica locale, affermandosi come primo partito nelle città medie, mentre la destra sovranista del Rassemblement national ha registrato la rielezione di numerosi sindaci (su tutti Louis Aliot, riconfermato a Perpignan, comune di 120mila abitanti) e risultati storici nel sud della Francia. I suoi candidati sono davanti a Tolone, Nîmes, Mentone, e a Marsiglia Franck Allisio se la giocherà fino all’ultimo con il sindaco uscente, il socialista Benoît Payan. Senza dimenticare Nizza, dove Éric Ciotti, candidato dell’Udr (Union des Droites pour la République) di origini italiane sostenuto da Rn, è uscito dal primo turno con un vantaggio di più di dieci punti dal suo principale avversario, il candidato di centrodestra e sindaco uscente Christian Estrosi.
Ciotti, ex presidente dei gollisti, è finito nel mirino della sinistra benpensante da quando si è alleato con Rn. Domenica sera, durante la serata elettorale sul canale France Info, la giornalista Nathalie Saint-Cricq ha paragonato Ciotti a Benito Mussolini, convinta di essere fuori onda. Il commento non è sfuggito ai social, che hanno fatto subito circolare l’estratto video in cui si sente la giornalista dire Ciotti «alias Benito». France Télévisions ha presentato le sue scuse al candidato e deciso di sanzionare la giornalista, sospendendola dalle trasmissioni per una settimana.