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Solo l'atomo ha salvato la Francia dal diventare un Paese periferico

Il Pil cresce meno che in Italia, il debito pubblico esplode e quello privato supera il nostro Peggio: è in mani straniere. Però hanno le centrali nucleari e vendono energia. Anche a noi...
di Fabio Dragoni martedì 17 marzo 2026

4' di lettura

Quando il costo della bolletta sale, così come il prezzo della benzina alla pompa, riscopriamo quanto importante sia l’energia. Senza di essa ben poco possiamo fare. L’Intelligenza artificiale o l’internet delle cose hanno bisogno di corrente. Così come le fabbriche, i negozi e le case. E comprendiamo quanto sia importante il modo in cui la si produce. È da questo che discende il costo. E quanto a modo di produrre l’energia elettrica, sia messo agli atti, la Francia ha fatto la scelta giusta; indovinata la quale, si può dire che di fatto campa di rendita. O quanto meno riesce a nascondere al meglio le sue non poche criticità. Non brilla in termini di crescita. Dal 2019 ad oggi il PIL reale francese è aumentato complessivamente del 4% contro il quasi 0% della Germania. Ma l’Italia fa oltre il 6%. La strutturale debolezza dell’economia francese porta dietro di sé una non felice dinamica nella crescita nel debito pubblico. Nel 2019 l’Italia superava la Francia di circa 36 punti (se raffrontato al PIL). Dopo cinque anni il divario è crollato a 22. Sui titoli a dieci anni paghiamo praticamente lo stesso tasso sebbene il rating di Parigi sia A+ contro il nostro BBB-. Uno dei due giudizi è sicuramente sbagliato.

Ma non esiste solo il debito pubblico. Le famiglie francesi hanno un debito pari al 60% del PIL contro il 36% di quelle italiane. Le imprese raggiungono il 91% contro il nostro 56%. Il debito privato complessivo francese, molto più importante di quello pubblico perché le crisi economiche nascono dal primo per poi scatenarsi sul secondo, è quindi pari al 151% contro il nostro 92%. Ancora più preoccupante però è il debito estero. Fra gli epicentri di instabilità ha un’imparagonabile capacità di innesco di una crisi economica. La Francia ha un debito con l’estero pari al 24% del PIL. L’Italia ha un credito del 15%. La debolezza dei conti con l’estero è principalmente dovuta all’accumulo degli squilibri della bilancia dei pagamenti. Mentre l’Italia ha accumulato dal 2012 ad oggi un surplus complessivo pari ad oltre 420 miliardi di dollari, la Francia ha registrato un deficit cumulato di 230 miliardi. Ciò che tiene ancora in piedi la baracca francese sono però i suoi 56 reattori nucleari localizzati in 18 centrali grazie ai quali produce oltre 390 miliardi di kilowattora all’anno.

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Quasi il 69% del totale. Soltanto gli Stati Uniti ne hanno di più: 94. La Cina è già a 54. Ma la Francia ha in programma di costruire sei nuovi reattori mettendo sul piatto quasi 73 miliardi di euro. Questa fortunata scelta abbracciata con convinzione negli anni settanta oggi di fatto consente ai francesi di avere un costo all’ingrosso dell’energia pari a 64 euro a MWh contro i 141 dell’Italia. Si sostiene spesso che lo sviluppo dell’energia nucleare sia nei fatti possibile soltanto qualora il Paese sia in possesso di armi nucleari. È una condizione sufficiente ma non necessaria. Nel senso che per avere energia prodotta da un reattore nucleare devi avere uranio arricchito al 5% mentre per una testata la percentuale sale ad oltre il 90%. Nel più ci sta il meno, recita il vecchio adagio. Ma in Slovacchia, che però potenza nucleare non è, la percentuale di energia prodotta grazie al nucleare supera il 66% avvicinandosi a Parigi. Fra noi e i francesi esiste uno strano ma purtroppo ben comprensibile connubio. La Francia è il più grande esportatore al mondo di energia elettrica.

Vende all’estero quasi 94 miliardi di KWh. Ed indovinate un po’ chi è il più grande importatore di energia elettrica al mondo? Si proprio noi. L’Italia ogni anno importa circa 47 miliardi di KWh. Il 50% di quanto esporta la Francia. «È come se tre reattori francesi con dentro mille persone lavorassero esclusivamente per noi». Sostiene con un’efficace battuta Davide Tabarelli presidente di Nomisma Energia. E nonostante tutto il nostro import di energia dai cugini francesi, vantiamo con loro un saldo della bilancia commerciale positivo ed in crescita. Era 14 miliardi nel 2021 e nel 2025 si è assestato di poco sotto i 18. L’Italia fa i salti mortali nonostante una politica energetica inesistente. Dovremmo iniziarci a porre il problema.

Anche perché dipendere dagli altri è una scelta non saggia. Tutti ricordiamo il 2022. Dopo l’invasione della Russia è salito alle stelle il prezzo del petrolio, del gas e del carbone. Ed è piovuto sul bagnato perché la Francia ha dovuto mettere in pausa 12 reattori nucleari per operazioni di straordinaria manutenzione. Un calo della produzione del 22% che ha costretto la Francia ad importare energia con ciò contribuendo ad ulteriormente aumentare il costo della nostra bolletta. Ce lo ricordiamo ecco me.

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