Come fa sempre in questi casi, Giorgia Meloni sceglie la via istituzionale. Si congratula con Péter Magyar per la sua «chiara vittoria elettorale», gli augura buon lavoro e si dice sicura che Italia e Ungheria, «nazioni legate da un profondo legame di amicizia», continueranno a collaborare «con spirito costruttivo nell’interesse dei nostri popoli e delle comuni sfide a livello europeo e internazionale». Non scorda il suo «amico» Viktor Orbán, però: lo ringrazia «per l’intensa collaborazione di questi anni», convinta «che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua Nazione». Tutto questo mentre la sinistra italiana si ritrova a festeggiare la vittoria di un candidato conservatore. Il risultato che esce dalle urne ungheresi apre infatti le porte a un altro governo di destra, un po’ più moderato di quello uscente su certi temi, ma non - ad esempio - sull’immigrazione.
Per il Pd e i suoi alleati è comunque un tripudio. Elly Schlein parla come se a vincere fosse stata una grande forza progressista. Negli studi di La7 commenta le immagini che giungono da Budapest definendole «meravigliose, emozionanti». Accoglie il risultato che premia Magyar, ex compagno di partito di Orbán, come «una bellissima notizia», il segnale che «è finito il tempo delle destre nazionaliste che stanno portando caos, guerre e dazi». Si spinge a dire che con la vittoria del candidato conservatore «perdono i sovranisti e perde anche Meloni». Matteo Renzi, suo alleato nel campo largo, ironizza sull’«effetto Trump anche in Ungheria» e sul «tocco magico di Meloni», provando pure lui ad attribuire un significato italiano al voto ungherese. Nicola Fratoianni, intanto, parla di Magyar come un nuovo Che Guevara, augurando «che le elezioni ungheresi siano il segnale di incoraggiamento per tutte le forze progressiste europee e per l’Italia per dare un'alternativa ai pessimi governi delle destre». Si fa notare anche Ilaria Salis, mettendo online una fotografia che la ritrae con un cartello in mano: «Goodbye forever, Mr. Orbán».
Magyar l'anticomunista: chi è davvero l'uomo che ha sconfitto Orban
Dalle elezioni in Ungheria arrivano due dati storici. Il primo è la sconfitta di Viktor Orbán dopo 16 anni...Carlo Calenda pensa invece alla Russia, sicuro che il nuovo esecutivo ungherese avrà una posizione molto diversa sulla questione ucraina rispetto a quello di Orbán. Scrive sui social network che quella di ieri è stata «una grande giornata per l’Europa e per chi vuole tenere la Russia lontana da noi», e conclude dicendo «liberiamo l’Ue dai servi di Putin (#Salvini)». Tisza, il partito di Magyar, a Strasburgo siede nel gruppo parlamentare del Ppe, lo stesso di Forza Italia. È una sigla conservatrice appena più moderata di Fidesz, il partito di Orbán (dal quale proviene Magyar), ma comunque di centrodestra. Non è un caso, insomma, che nella maggioranza di governo i primi a esultare siano gli azzurri. Antonio Tajani osserva soddisfatto che «in un momento di grande incertezza, ancora una volta, il Partito popolare europeo viene scelto come forza rassicurante e garante della stabilità in Europa». Anche per il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, la vittoria del «conservatore moderato Magyar, espressione del Ppe», deve considerarsi «positiva e un tassello importante per continuare a costruire un’Europa più forte».
Meloni si era tenuta alla larga dalle elezioni ungheresi, limitandosi a inviare, a metà gennaio, un breve videomessaggio in favore di Orbán, che il premier magiaro ha poi montato in un video nel quale appaiono tutti i leader della destra mondiale. Per lei e il suo partito, con il cambio alla guida del governo di Budapest dovrebbe cambiare poco o nulla. Né Magyar né Orbán appartengono infatti a Ecr, la famiglia europea dei Conservatori, quella di Fdi. E i rapporti della premier con il Ppe sono buoni da tempo. Discorso diverso per Matteo Salvini e la Lega, che a Bruxelles fanno parte del gruppo dei Patrioti, lo stesso di Fidesz, e avranno quindi un premier alleato in meno. La premier ha scelto invece il silenzio sul fallimento del primo round dei colloqui tra Stati Uniti e Iran. Il momento è delicatissimo e Meloni, che ha già detto di essere contraria all’attacco americano contro l’Iran («un’operazione militare che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato»), ha preferito non intervenire in pubblico.




