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Il sarto di Trump sbarca a Roma

di Mario Sechi martedì 5 maggio 2026

2' di lettura

La missione di Marco Rubio a Roma è quella del “sarto della Casa Bianca”, è lui l’inviato per ricucire le relazioni strategiche dell’amministrazione Trump. Il suo compito è tradurre la linea dura del Presidente in posizioni politiche flessibili, smussando gli angoli per rendere possibili compromessi con alleati chiave come l’Italia di Giorgia Meloni e il Vaticano che non ha eserciti ma parla al mondo.

Rubio, che arriverà venerdì, non agisce come un semplice messaggero, ma come un interprete dotato di autonomia diplomatica, il suo ruolo è simile a quello che ricopriva Henry Kissinger, consigliere per la Sicurezza Nazionale e Segretario di Stato, il pezzo più importante della scacchiera di Washington. L’obiettivo di Rubio è riattivare canali diplomatici, gestire le divergenze e riaffermare l’importanza dell’Italia, non tanto per la sua potenza militare, quanto per la sua posizione geografica strategica nel Mediterraneo e il suo “soft power” che ha un’influenza anche sugli americani elettori di Trump. Nonostante le tensioni e la retorica della rottura, l’approccio di Trump, basato sull’“arte della negoziazione”, prevede che dopo una fase di “tempesta” si arrivi inevitabilmente a un accordo.

Vedremo, non bisogna sottovalutare lo shock geopolitico e la sfida esistenziale di Stati Uniti e Israele: Washington guarda a Pechino, Gerusalemme lotta per non morire nel deserto radioattivo.

Marco Rubio non è un semplice subordinato, ma un plenipotenziario politico con il compito di interpretare e adattare la linea strategica di Trump e del suo alleato più stretto, Israele. Il suo mestiere è quello del sarto, deve rammendare gli strappi. Attenzione, il sarto ha un ago, può pungere. E come accadde anche nel 2025 nel discorso che fece a Monaco – distensivo e applaudito dalle cancellerie europee – l’ago di Rubio pungerà, perché il sarto deve cucire, ma senza rinunciare a dire quali sono le idee e i disegni dell’America. Quanto al Vaticano, il nodo è la posizione non ancora chiarita dal Papa su questioni geopolitiche come l’Iran e le dittature.

Se la critica si concentra selettivamente sulle democrazie, come quella americana, allora nemmeno un “sarto” abile come Rubio potrà ricucire gli strappi.

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