La Francia ha detto sì all’eutanasia. Ha detto sì alla morte con il bene placido delle Istituzioni. L’Assemblea nazionale transalpina ha dato il via libera alla legge sul fine vita con una maggioranza risicata: 291 a favore e 241 contrari. Il provvedimento che ora passerà al vaglio del Consiglio costituzionale - consentirà agli adulti affetti da malattie incurabili di ricevere farmaci letali. Potranno accedere all’iniezione solo i maggiorenni cittadini francesi o residenti legali in Francia affetti da mali incurabili e in fase avanzata o terminale.
La legge era stata annunciata tre anni fa da Emmanuel Macron che ha preso atto con soddisfazione del voto del Parlamento: «Nel 2022 mi ero impegnato ad aprire questa strada insieme ai francesi. Con serietà, umiltà e nel pieno rispetto della nostra democrazia, questo impegno è stato mantenuto. I ricorsi al Consiglio costituzionale seguiranno il loro corso secondo i principi del nostro Stato di diritto», ha riferito il presidente della Repubblica francese. Poi ha spiegato: «Su una questione così intima e grave, che riguarda la vita, la sofferenza e la dignità, era possibile seguire un solo approccio: dedicare tempo all’ascolto, al dialogo e al dibattito».
E ancora: «Il mio pensiero va a tutte quelle persone che mi hanno interpellato personalmente, che hanno condiviso le loro storie, i loro dubbi, le loro convinzioni e le loro speranze. Le loro testimonianze hanno profondamente arricchito questo testo». Contro il testo, oltre alla destra francese, si era pronunciato anche il Vaticano: «Tutti devono essere aiutati a vivere nel momento della morte. Questa precisazione, credo, può forse chiarire il significato: dobbiamo aiutare ogni donna, ogni uomo a vivere anche nel momento della morte, a essere donna e uomo anche nel momento della morte», ha detto don Andrea Ciucci, cancelliere della Pontificia Accademia per la vita. «Ribadiamo costantemente - ha aggiunto - ciò che i vescovi francesi hanno già affermato: i fratelli non possono togliere la vita ad altri fratelli. La fraternità è al servizio della vita, non della morte».