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Mangione e Jacobs, com'è fico il killer di sinistra...

Pubblicità progresso per lo stilista: "Lo vestirò in tribunale"
di Lorenzo Cafarchiodomenica 23 agosto 2026
Mangione e Jacobs, com'è fico il killer di sinistra...

2' di lettura

Luigi Mangione è un «trendsetter naturale». Andiamo per gradi. Lui è l’imputato per l’omicidio dell’ex amministratore delegato dell’azienda a stelle e strisce di assicurazioni mediche UnitedHealthcare, Brian Thompson, avvenuto nel dicembre 2024. Il processo doveva prendere il via il prossimo 8 settembre, ma ha visto il rinvio - a data da destinarsi perché recentemente Mangione si è dichiarato colpevole. Il 28enne ha ammesso, davanti al tribunale federale di Manhattan, di essere responsabile per due capi d’imputazione per stalking, inoltre ha dichiarato di aver pedinato Thompson e infine di averlo ucciso a colpi d’arma da fuoco. Inquadrata la vicenda andiamo all’indirizzo del trendsetter. Leggasi colui che detta una moda o la precede.

Il giovane, infatti, fin dai giorni della sua fuga è diventato un’icona mematissima sui social. Per questo lo stilista Marc Jacobs durante un’intervista al podcast “Lie detector test” - e lo ha fatto al cospetto della macchina della verità del programma social - di Vanity Fair ha lanciato la sua provocazione: «Sono pronto a vestirlo». Al processo, chiaro, che comunque al momento è sospeso e quindi la sfida resta nell’etere.

«In realtà penso che si vesta già piuttosto bene così», asserisce il modellista. Certo perché ci sono già dei casi di tutto esaurito legati a Mangione. Durante un’apparizione in tribunale ha indossato un maglione rosso dell’etichetta Nordstrom e dopo poco è andato esaurito. In un’altra occasione Mangione, inconsapevolmente, è stato usato come modello di camice su Shein, l’e-commerce cinese, e l’indumento anche in questo caso è andato letteralmente a ruba costringendo la piattaforma a rimuovere l’articolo dal catalo go.

Per Marc Jacobs non sarebbe il suo primo completo da tribunale. Il sarto ha vestito, in piedi davanti al giudice, Winona Ryder, Courtney Love e la rapper Lil Kim. Anzi, ci scherza.

Nel documentario Marc by Sofia ha detto: «Per i look da processo, andate da Marc Jacobs». E così eccola qui, nuovamente, la sottile linea di demarcazione che ci lascia, totalmente, affascinati dal male. Soggetti immersi in quella che viene chiamata sindrome di Bonnie Clyde dove il crimine ci attrae nella sua rete. Un po’ come le groupies del pluriomicida Ted Bundy tra lettere e ibristofilia, letteralmente l’attrazione di natura sessuale verso chi commette violenza. Rimaniamo vestiti però. Quello che interessa allo stilista Jacobs tra aule di giustizia e sentenze.