Alla partenza dalla Puglia avevano promesso fuoco e fiamme contro «il colonialismo travestito da turismo». Per contrastare le «mire di Kushner e Trump» sull’isola di Sazan, una cinquantina di militanti della Global Sumud Flotilla aveva deciso di unirsi alla «rivoluzione dei fenicotteri» albanese (il fenicottero è la specie che sarebbe messa a rischio dalla presunta speculazione edilizia). Da qui la partenza da Brindisi con destinazione Valona nella serata di giovedì dopo la benedizione del Pd.
Al porto di Valona ad accogliere l’equipaggio della Flotilla c’era anche Jola Hysaj, direttore generale dell’agenzia nazionale del turismo albanese. Ed è a lei che si deve, grazie a un dettagliato resoconto su Instagram, l’operazione verità che smaschera i veri contenuti della missione dei “flotillanti”: «Solo una messa in scena».

Hysaj registra il video sulla strada del ritorno da Valona. Intanto i numeri: invece di presentarsi in cinquanta, come annunciato alla vigilia, quelli che si presentano al cospetto delle autorità albanesi - è presente anche il viceministro del Turismo, Marinella Prifti - sono solo «una dozzina di persone spaesate». Più «simili a una comitiva scappata di casa» che a militanti rivoluzionari. Il gruppo è guidato da Klara Osma, attivista albanese di “Mesdhe” e “Free Pal Alb”. L’atmosfera è cordiale. Le autorità albanesi danno il benvenuto agli ospiti.
Consegnano loro una documentazione che illustra il progetto per Sazan e si offrono addirittura di accompagnare i componenti dell’equipaggio «a visitare Sazan, l’isola sulla quale hanno già pronunciato una grandissima sentenza arrivando a paragonarla a Gaza», ricorda Hysaj. E qui c’è il primo colpo di scena: «Non hanno voluto, ci hanno detto di aver cambiato idea» e di voler «raggiungere la rivoluzione a Tirana».
Per carità, concede la dirigente albanese, «è un loro diritto», ma qualcosa - eufemismo non quadra. «Se attraversi il mare dichiarando di voler salvare un’isola e una volta arrivato rifiuti di visitarla, sei venuto a mettere in scena una conclusione scritta prima di partire».
Hysaj poi mostra i post con i quali su Instagram i componenti della Flotilla avevano sposato la causa della “rivoluzione dei fenicotteri”. In uno scrivevano: «Hanno chiamato, abbiamo risposto». «Chi li avrebbe chiamati? Sazan è un’isola senza popolazione residente, nessuna comunità ha lanciato un appello, nessuno rischia di essere cacciato, i fenicotteri vivono sulla terraferma». Soprattutto, è «grottesco e offensivo l’accostamento con Gaza. A Sazan non c’è nessuna guerra, nessuna casa è distrutta, nessuno fugge dalle bombe, l’isola è disabitata». L’accusa alla Flotilla è di usare il «dolore dei palestinesi per una campagna Instagram.
Hanno usato il dolore senza alcun rispetto e senza alcuna verità». Quanto alla presunta speculazione immobiliare, Hysaj spiega che al momento «non c’è alcun accordo, nessun progetto» e «non è stato venuto un solo metro quadrato» dell’isola. Anche perché «Sazan non è in vendita». In discussione c’è unicamente l’opzione di creare una joint venture tra un soggetto privato e lo Stato per dar vita a un «progetto turistico» lungo 45 dei 562 ettari dell’isola. E «i “monumenti” naturali, le aree più sensibili e il parco marino sono esclusi dallo sviluppo. Se avessero accettato (di visitare l’isola) avrebbero visto che Sazan non è sotto assedio». Ma perché, si chiede la dirigente di Tirana, «permettere alla realtà di rovinare un bel carosello su Instagram?».
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