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Elly Schlein, record di durata da segretaria Pd: che Dio ce la conservi

di Pietro Senaldidomenica 23 agosto 2026
Elly Schlein, record di durata da segretaria Pd: che Dio ce la conservi

4' di lettura

Milleduecentocinquantanove giorni di lei e il nulla. Elly Schlein smacchia Pier Luigi Bersani, altro fenomeno, ormai da baraccone, e diventa la segretaria del Pd più longeva di sempre. Complimenti, certe cose non avvengono mai per caso, anche se questa sembra davvero inspiegabile. Come è potuto succedere? Se lo chiedono soprattutto gli elettori del campo largo, terrorizzati dall’idea di vederla correre per Palazzo Chigi contro Giorgia Meloni.

Un sondaggio di Nicola Piepoli per la trasmissione In Onda, su La7, tanto per intendersi, riporta che a sinistra Giuseppe Conte come candidato premier riscuote il 36% di giudizi positivi e la segretaria dem solo il 29%, superata da Silvia Salis, e passi, ma perfino da Alessandro Onorato, il centrista romano inventato leader da Goffredo Bettini, a capo di una formazione politica di cui nessuno sa il nome.

Come è stato possibile, dunque? Gli esperti di affari sinistri parlano di fattore “C”, ma se intendiamo culo si rischia di passare per sessisti, quindi meglio specificare: “C” sta per calendario. Eletta nel marzo del 2023, la segretaria, a differenza dei predecessori, non ha dovuto confrontarsi con elezioni Politiche né ribaltoni di governo, trappole mortali per chiunque guidi un partito che in Italia di fatto non vince da Romano Prodi 2006, successo tecnico ma ottenuto con meno voti dei rivali.

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C’è poi, connesso a quello “C”, il fattore “GM”, Giorgia Meloni. La solidità del governo della leader di Fdi ha avuto l’effetto di stabilizzare, forse sarebbe più preciso dire cristallizzare, l’opposizione.

Elly ha capito che la forza della premier poteva essere di riflesso anche la sua e si è furbescamente adattata. Da tre anni la segretaria dem non esprime un solo concetto politico se non la critica sistematica al governo, come ricetta testardamente unica, più che unitaria, della sua leadership d’opposizione.

Per onestà bisogna riconoscere che una volta Schlein si è misurata, alle Europee del 2024, ottenendo il 24,1%, cinque punti in più del 19 a cui aveva ereditato il partito.
Ma non fu una vittoria proprio sua: la segretaria candidò tutti i suoi rivali interni, campioni di preferenze sul territorio, in modo da spedirli a Bruxelles. Antonio De Caro, Giorgio Gori, Pina Picierno, il fu Matteo Ricci, Dario Nardella, Stefano Bonaccini, il suo ex presidente nonché rivale alle primarie di partito: tutti fuori dalle scatole per non disturbare la (non) manovratrice. Oggi i tempi sono un po’ cambiati. Allontanare i migliori alla lunga non ha pagato: il Pd oscilla tra il 20 e il 21%, un dato non entusiasmante.

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Perché allora il partito più malmostoso e ad alto tasso di competizione interna dello Stivale non presenta il conto alla sua segretaria? L’analisi cattiva arriva da chi ha sbattuto la porta e oggi spiega che la longevità di Schlein è tutto merito suo, ma non è un complimento.

Sotto l’apparenza di ClarabElly, mitraglietta prolissa di parole senza capo né coda, si celerebbe la segretaria meno democratica dei dem. La leader di Occupy Pd è accusata di aver realizzato quello che si era ripromessa: è entrata al Nazareno con la delicatezza di un elefante e ha schiacciato le minoranze come neppure il Rottamatore.

Risultato, il partito delle correnti si è trasformato in un partito come gli altri, dove comanda il capo sotto la minaccia delle candidature: non ci stai, via il seggio. Potenza dei listini bloccati.

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E adesso, che accadrà? Di rendita sulle spalle di Giorgia, Schlein non può più tirare troppo avanti. Incombono le primarie, che però la segretaria affronta da posizione svantaggiata, al punto che non è la candidata favorita neppure da molti dirigenti e punti di riferimento ideologici del partito. In tanti le consigliano di ritagliarsi un ruolo dietro le quinte e, se proprio non vuole lasciare il passo a Conte, cosa che non sarebbe dignitosa per una leader dem, almeno di accordarsi con il capo di M5S per convergere su Bersani candidato premier del campo largo. Scelta di cuore, ma la donna è senza cuore, canterebbe Lucio Dalla, emiliano pure lui. Già perché, se per caso Elly corre per la leadership del campo largo e non vince, in casa dem non sarebbe crisi di nervi, e forse neppure disastro, ma l’inizio della fine. E quindi, tanti auguri a Schlein per il suo record di durata alla segreteria, che arriva due settimane prima di quello di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, per quanto certi primati in politica non solo hanno valore relativo ma rischiano anche di essere ingannevoli, vuote chimere. Che il Pd ci conservi Elly, che alla lunga può far più danni alla causa dem di Conte.

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