C’è una domanda che l’accademia inglese fatica a porsi con chiarezza: Jason Arday ha copiato la sua tesi di dottorato oppure no? Sembra semplice, ma per settimane il dibattito ha preferito parlare d’altro — di razza, di complotti, di chi avesse il diritto morale di fare le domande. I fatti: nel 2015 Jason Arday discute alla Liverpool John Moores una tesi che, secondo un’analisi del Telegraph, presenta oltre cento passaggi sovrapponibili a un lavoro di sei anni precedente firmato da Paula Zwozdiak-Myers. Un accademico, Dave Harris, l’aveva segnalato già nel 2023, inascoltato. Il Times Higher Education aveva pronto un pezzo nel 2025, bloccato da una diffida legale di Arday, che nel frattempo denunciava alla polizia il giornalista che gli chiedeva conto: quattro mesi d’indagine su un cronista colpevole solo di aver cercato una replica.
Poi diventa tutto assurdo. Arday, che nel frattempo è divenuto a 37 anni il più giovane professore nero di Cambridge, comincia a raccontare di aver corso 600 miglia in sei giorni, di aver completato trenta maratone di cui nove in trentacinque giorni e con una frattura al perone, di essere comparso da bambino nella serie tv “Seven Up” (peccato fosse nato dopo la fine delle riprese), di aver subito l’assalto di un uomo armato in ufficio (un classico); da ultimo denuncia che i suoi genitori hanno ricevuto una testa di maiale per posta. Episodi di cui è mai stata trovata una traccia. Alla domanda su cosa lo avesse spinto a raccontarle, ha risposto: «Pensavo mi avreste creduto e basta. Perché dovrei mentire?». Persino la lettera di dimissioni, secondo un’analisi del Times, porta le tracce di un'intelligenza artificiale.
Il caso Arday e la disfatta woke
Dopo tante vittime intellettuali, la cultura woke ha ora la responsabilità morale anche di una vittima reale. Per...A denunciare fra i primi il plagio è stato Nathan Cofnas, professore di filosofia della biologia a Gand che si definisce «realista razziale»: tesi sgradevoli, quelle di Cofnas, freschissimo di sospensione dall’università per averle difese pubblicamente dopo che Arday è stato trovato cadavere. Qui però va detto con chiarezza: le opinioni di Cofnas sulla razza sono un problema suo, eventualmente perseguibile per altre vie, non una prova contraria sul merito. O la tesi di Arday è plagiata, oppure no. Il terzo protagonista, visto dall’Italia, è il più surreale.
Petra De Sutter, rettrice di Gand (nata maschio, diventata ginecologo e poi primo trans a sedere in un governo: quello belga di De Croo), aveva aperto l’anno accademico 2025 con una citazione di Einstein che Albert mai pronunciò: la formula «il dogma è nemico del progresso», attribuita a un discorso alla Sorbona del 1929, era un’allucinazione generata dall’IA, così come una frase sul filosofo Hans Jonas definito «rettore» a Monaco, carica mai ricoperta da Jonas. Costretta a rinunciare a una laurea honoris causa ad Amsterdam per l’imbarazzo, è la stessa rettrice che un anno dopo sospende Cofnas in nome della «responsabilità» nel dibattito pubblico. Tre storie intrecciate, una sola morale. Anzi, un dubbio. Che, cioè, l’università italiana dei “baroni”, delle risorse scarse e della fuga dei cervelli non sia messa poi così male come pensiamo.




