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Per difendere la concorrenza l’Ue azzoppa la competitività

L’Antitrust comunitario rischia di far fallire l’erede di Fiamm, Elettra 1938, che oggi è l’unico produttore europeo di dispositivi acustici per auto elettriche
di Sandro Iacomettidomenica 4 gennaio 2026
Per difendere la concorrenza l’Ue azzoppa la competitività

2' di lettura

Con l’Antitrust Ue non si scherza. La sua scure è lenta, ma inesorabile. Lo scorso 15 dicembre la Commissione ha bastonato un cartello delle batterie auto per avviamento che per circa 12 anni avrebbe tenuto artificialmente il prezzo dei prodotti giocano sul costo del piombo, materiale fondamentale per la realizzazione degli accumulatori di energia. La multa, per complessivi 72 milioni, ha colpito l’americana Exide, l’italiana FIAMM Energy Technology (FET) e la rumena Rombat, oltre a Eurobat, l’associazione europea dei produttori di batterie ricaricabili. L’ha scampata, invece, l’americana Clarios, graziata per aver denunciato il cartello e collaborato con le autorità. Giustizia è fatta? Non proprio. Le accuse, infatti, si riferiscono al periodo 2005-2017. E tra le società condannate a pagare c’è anche la vicentina Elettra 1938 (poi diventata Horien), che dovrebbe sborsare circa 15 milioni di euro. La sua colpa? Essere stata fino al 2016 la controllante di Fiamm, ramo d’azienda poi conferito a Fet e acquistato nel 2017 dal gruppo Hitachi. Per Bruxelles Eelettra è il successore economico e giuridico delle entità FIAMM Automotive S.p.A. e Fabbrica Italiana Accumulatori Motocarri Montecchio – F.I.A.M.M. S.p.A. E su tale presupposto di continuità la multa è stata comminata.

Al di là della correttezza di mettere alla sbarra una società che da 8 anni non si occupa più di batterie, circostanza su cui si eserciteranno gli esperti di diritto, c’è il fatto che la stangata di 15 milioni rischia di fare andare a gambe all’aria la Elettra. Contestando la valutazione giuridica, infatti, la società ha anche presentato, in subordine, un’istanza di “inability to pay”, essendo la somma pari al 10% dell’intero fatturato del gruppo.

Poteva pensarci prima, direte voi. Certo, ma anche Bruxelles qualche pensierino in proposito forse dovrebbe farlo. Elettra, infatti, oltre ad essere attualmente un produttore di batterie ecosostenibili al sale è l’unico player europeo di avvisatori acustici per le auto elettriche. Dotazioni senza le quali per legge i veicoli a batteria non possono essere messi sul mercato. In altre parole, se l’azienda fallisce, lascerebbe il campo totalmente libero ai competitor indiani, cinesi e americani. Il che significa, per essere chiari, che in un momento in cui l’Europa dovrebbe proteggere la propria competitività, Brxuelles si prepara invece ad azzoppare l’unico fornitore europeo di un componente critico e a consegnare il controllo di una parte essenziale della filiera automotive ad attori extra-UE, con conseguenze sistemiche per tutti i costruttori europei. Per carità, la condotta sanzionata è stata qualificata come l’infrazione unica e continuata dell'Articolo 101 del TFUE e dell'Articolo 53 dell'Accordo SEE. E il comportamento è stato ritenuto particolarmente grave per durata, copertura geografica e impatto potenziale su un mercato chiave. Ma se le conseguenze della multa si rivelano disastrose per quello stesso mercato chiave, siamo sicuri che le regole siano quelle giuste?