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Ue, alleanza tra Meloni e Merz: come rosicano Macron e Schlein

Summit informale in Belgio per rafforzare la competitività. Il presidente francese, geloso dell’intesa, rilancia sugli eurobond. Ed Elly gli va dietro...
di Michele Zaccardi giovedì 12 febbraio 2026

3' di lettura

L’obiettivo è rilanciare la competitività dell’economia europea. E farlo concentrandosi sulla manifattura. È questo a cui sta lavorando la premier Giorgia Meloni insieme al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Un’asse inedito, che spezza la storica vicinanza tra Berlino e Parigi, e che punta a raccogliere il consenso di altri Paesi per presentarsi compatti al prossimo summit Ue informale voluto dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, cui parteciperanno anche Mario Draghi e Enrico Letta, autori dei due Report sulla competitività e sul mercato unico. Il pre-vertice si terrà oggi al castello di Alden-Biesen, non lontano da Bruxelles, e il vero nodo ancora da sciogliere è la partecipazione del presidente francese Emmanuel Macron, a cui non va giù la sintonia tra la leader italiana e il cancelliere tedesco. Non a caso ieri Macron ha rilanciato il tema degli eurobond, proposta cara a Roma ma indigesta a Berlino.

Di certo, però, c’è che quella italo-tedesca, formalizzata nelle scorse settimane con l’incontro a Villa Pamphilj, non è una alleanza estemporanea ma bensì strategica, che ha già trovato attuazione in diversi voti in seno al Consiglio, come quello sull’allentamento dei vincoli sulla produzione di auto a benzina e in un atteggiamento più dialogante con gli Stati Uniti di Donald Trump. Senza contare che al momento con Parigi le relazioni sono ai minimi termini, come dimostra la volontà tedesca di ritirarsi dal progetto con Francia e Spagna del caccia Fcas per unirsi al rivale Gcap realizzato da Italia, Regno Unito e Giappone. Insomma l’iniziativa, convocata da Meloni e Merz, rappresenta un segnale politico preciso: Italia e Germania vogliono puntare sul rilancio della competitività del blocco comunitario. Al tavolo, oltre ai due Paesi promotori, sono attesi una dozzina di leader, in particolare dei Paesi dell’Europa settentrionale e orientale, insieme alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

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Ma la convergenza tra Meloni e Merz è andata di traverso alla sinistra italiana. Con la leader dem, Elly Schlein, che attacca: sugli eurobond e gli investimenti comuni, «non bisogna avere l’atteggiamento di resa che abbiamo ascoltato dal governo». Un assaggio della posizioni che il cancelliere discuterà a Alden-Biesen lo ha dato ieri nel corso dell’European Industry Summit di Anversa: la lotta ai cambiamenti climatici, ha detto, non può essere fatta «a costo della nostra industria, non a costo dei posti di lavoro nel nostro settore industriale». «Questo è inaccettabile» ha aggiunto. Merz ha sollecitato dunque l’Ue ad adottare misure «coraggiose» per invertire il trend di «declino» che dura da un quarto di secolo rispetto a Cina e Stati Uniti.

«Solo un’Europa economicamente potente sarà un’Europa sovrana», ha detto, chiedendo di «deregolamentare ogni settore». Per Macron, invece, «se vogliamo investire a sufficienza nella difesa e nella sicurezza spaziale, nelle tecnologie pulite, nell’intelligenza artificiale e trasformare la nostra produttività e competitività, l’unica soluzione è emettere debito comune», ha dichiarato a una platea di capi d’azienda ad Anversa. Ma con l’intensificarsi del braccio di ferro tra Usa e Cina, diventa urgente passare dalle parole ai fatti.

Ecco perché Italia, Germania e Belgio hanno diramato un documento che sarà la bozza su cui si concentreranno i negoziati oggi, con alcuni capisaldi precisi. Innanzitutto, «rafforzare la competitività dell’Europa in tutti i settori, concentrandosi sull’integrazione del mercato unico, sulla semplificazione normativa e sulla riduzione dei prezzi dell’energia, nonché su una politica commerciale ambiziosa» si legge nel testo. In altre parole: «Per ogni nuova norma se ne cancellino due», come ha spiegato al question time della Camera il vicepremier, Antonio Tajani. L'obiettivo del documento, messo nero su bianco, è quello di «raggiungere un accordo in occasione del Consiglio europeo di marzo e inserire questa Agenda nelle conclusioni».

Non solo. Germania e Belgio che chiedono, tra le altre cose, «un 28esimo regime giuridico entro la fine dell’anno per superare la frammentazione dei sistemi nazionali e sostenere l’espansione delle imprese innovative», oltre a un’ulteriore semplificazione normativa, in particolare nel pacchetto sull’automotive la revisione della tassa sul carbonio alle frontiere (Cbam) dei certificati per inquinare (Ets) dovranno concentrarsi «sull’eliminazione di tutti gli oneri non necessari per l’industria e sulla piena applicazione del principio di neutralità tecnologica». Al vertice, dunque, si confronteranno due visioni quasi opposte. Con l’Italia che giocherà un ruolo centrale e Meloni che punta a un obiettivo molto più ambizioso: cambiare marcia all’economia europea.

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