Nel giorno in cui S&P certifica, attraverso i suoi indici predittivi Pmi, che l’Italia ancora una volta su manifattura e servizi fa meglio non solo della media Ue, di ma Francia, Germania e Spagna (un robusto 52,4 contro 44,9, 48,8 e 51,1), arriva anche l’ufficializzazione della vittoria di Giorgia Meloni sulla flessibilità europea per le spese dedicate alla crisi energetica.
«L’Italia indica la strada», dice il premier, riferendosi anche alle novità sulle politiche per i migranti. Ed è difficile darle torto. Così come all’inizio le proposte del governo sulla difesa dei confini sembravano fantascienza, e sono poi diventate patrimonio comune dell’Unione europea, anche l’idea di ricalibrare le deroghe previste per la difesa alla luce del nuovo scenario creato dalla crisi in Medio Oriente ha trovato ascolto e accoglienza. L'Europa ha infatti concesso la possibilità di scostarsi dai vincoli del Patto di stabilità e crescita dello 0,3% annuale del Pil nel periodo 2026-2028, fino a un massimo dello dello 0,6% complessivo. Con il vincolo che le misure siano utili a migliorare la “resilienza energetica”.
Per l'Italia, che ha posto con forza il tema in sede europea, si tratta di circa 14 miliardi in tre anni. Una cifra considerevole che sulla carta non potrà essere usata per tagli agli oneri di sistema in bolletta o delle accise sui carburanti. Le regole d'ingaggio sono chiare: la flessibilità è «disponibile su alcune misure che potranno essere attuate a partire dal febbraio del 2026, quindi dall'inizio della guerra in Iran, per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, come per esempio grandi progetti di investimento nelle reti elettriche, nel migliorare l'utilizzo delle rinnovabili, ma anche sussidi per le famiglie e per le imprese», spiega il commissario Ue all'Economia, Valdis Dombrovskis. Specificando che l'allentamento delle regole «non riguarda misure di sostegno che sovvenzionano l'uso dei fossili, per esempio la riduzione di accise non mirate».
Ma è chiaro a tutti che se hai soldi aggiuntivi per alcuni capitoli di spesa, puoi liberare risorse per finanziarne altri. Non ha caso il governo incassa il via libera con soddisfazione. «Nel corso degli scorsi giorni avevo scritto personalmente alla Presidente von der Leyen per ribadire come in questa fase fosse prioritario consentire maggiore deficit non solo per le spese in sicurezza e difesa ma anche per gli interventi sul caro Energia», ricorda la presidente del Consiglio, che considera il risultato, «che molti consideravano impossibile, estremamente importante». Un risultato « costruito con determinazione e con pazienza e che conferma la capacità dell'Italia di far valere i propri interessi e di proporre soluzioni efficaci e di buonsenso all'intera Europa». Esulta, con la moderazione che gli è propria, anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: «La Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato».
PRUDENZA
Il titolare di via XX Settembre mantiene la prudenza: «Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo, il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente – continua- la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà della finanza pubblica italiana».
Il governo, intuile dirlo, agirà in autonomia. Ma la Ue prova a tracciare la rotta nelle raccomandazioni del pacchetto di primavera. Partendo dal riconoscimento che i prezzi dell'Energia elettrica della Penisola sono «tra i più elevati dell'Unione europea a causa della sua dipendenza strutturale dalla costosa produzione a gas». Bruxelles esorta l'Italia ad «accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dello stoccaggio» che aiuterebbe a ridurre i costi, visto che finora c'è «un notevole potenziale ancora inutilizzato» e la crescita delle fonti alternative è ancora «troppo lenta per raggiungere gli obiettivi del 2030». La lezioncina prosegue con una serie di infiniti bla bla sui rischi legati al cambiamento climatico, sulla necessità di affrontare le inefficienze del settore idrico e nella gestione dei rifiuti.
La parte più interessante delle raccomandazioni, però, è quando la Ue riconosce che Roma ha messo in atto «azioni efficaci per correggere il disavanzo» e che l'aumento del rapporto tra debito pubblico e Pil è tornato a salire nel 2024 e 2025 anche a causa «dell’impatto ritardato dei crediti d’imposta per la ristrutturazione degli alloggi degli anni precedenti e dei disavanzi pubblici ancora consistenti».
La maledizione del Superbonus.