Gli Stati membri dell'Ue sono tenuti a rispettare le garanzie previste dal diritto dell'Unione in materia di asilo anche nei centri di permanenza creati al di fuori del territorio Ue, come quelli italiani in territorio albanese. È la conclusione dell'avvocata generale della Corte di Giustizia dell'Ue Laila Medina, in merito a una causa che riguarda il protocollo Italia-Albania.
L'avvocata generale indica una possibile soluzione giuridica, non decide l'esito della causa. Per Medina, inoltre, il diritto dell'Unione prevede un livello minimo di tutela. Pertanto, il giudice nazionale deve assicurarsi, da un lato, che le norme dell'Unione in materia di trattenimento siano rispettate e, dall'altro, che sia garantito il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva. Questi requisiti "devono essere garantiti a un livello equivalente a quello applicabile sul territorio nazionale".
"Anche l'avvocato generale della Corte di giustizia Ue Laila Medina nelle conclusioni sul protocollo tra Italia e Albania si è espresso per la legittimità dei centri in Albania - ha spiegato Sara Kelany, responsabile immigrazione di Fratelli d'Italia -. Abbiamo perso due anni a causa di sentenze ideologiche di una parte della magistratura che si è interposta a un progetto innovativo, pienamente conforme al diritto europeo e che oggi è guardato con favore da tutta Europa. Con riferimento al rispetto dei diritti relativi all'asilo, poi, segnaliamo ancora una volta che la giurisdizione dei centri è integralmente italiana. Pertanto, sarà applicato il complesso di norme in materia di immigrazione che vigono in Italia, con la relativa tutela dei diritti a esse collegati. Se le sinistre avessero un briciolo di onestà intellettuale e di buon senso dovrebbero solo tacere e riconoscere che, definire illegittimo il trattato era solamente uno stupido, quanto grave, tentativo di delegittimare il Governo Meloni".