(Adnkronos) - Dieci pagine formato A4 lette lentamente in cui Mancino ripercorre le tappe del suo processo, fin dall'inizio dell'inchiesta e le accuse della Procura di Palermo. E parla del suo rapporto con D'Ambrosio. Secondo i pm Francesco Del Bene, Nino Di Matteo e Vittorio Teresi, Mancino avrebbe chiesto a D'Ambrosio, morto lo scorso anno per infarto, di intervenire con il Capo dello Stato Napolitano per l'avocazione dell'inchiesta. "E' ingiusto chiamare in causa un ministro dell'Interno che ha combattuto la mafia - dice Mancino - e' per questo motivo che mi sono rivolto al dottor Loris D'Ambrosio, non per avere protezione e aiuto ma per confidare la mia amarezza diventata angoscia per tutto cio' che si diceva di me, quindi non per orientare diversamente la Procura di Palermo". "Dalla Procura di Palermo emerge con chiarezza che siamo di fronte a un teorema in base al quale io avrei saputo che era in atto una trattativa ma la negavo. E' in questo susseguirsi di notizie che si innesca una campagna denigratoria che io ho subito - aggiunge ancora Mancino nelle sue dichiarazioni spontanee - Da parte mia non c'e' stata alcuna intenzione di influire sulle indagini". "Non deve sfuggire la disarmonia registrata tra le tre Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta, e soprattutto di quella palermitana, con un magistrato che si dimette dal pool inquirente, un Procuratore capo che non firma la richiesta di rinvio a giudizio", dice. E ribadisce di non avere mai saputo della trattativa tra Stato e mafia. Mancino parla di "assoluta ignoranza della trattativa e dei protagonisti della stessa, se c'e' stata". E aggiunge: "Anche l'onorevole Martelli ha dichiarato dinnanzi alla Procura che non ha mai saputo della trattativa. Per poi ribadire con forza: "Non ho mai voluto sottrarre le indagini alla competenza della Procura di Palermo ne' chiesto l'avocazione dell'inchiesta" sulla trattativa tra Stato e mafia. Mancino sottolinea quanto gia' aveva detto davanti al Tribunale di Palermo al processo al generale Mario Mori rivendicando la "legittimita' della richiesta di coordinamento in una fase delle indagini che non mi vedevano ancora indagato". Per poi parlare della "carenza di prova nelle conclusioni dell'atto di accusa, come scrive nel decreto di rinvio a giudizio il gup Morosini". "Ho il dovere di essere leale nei confronti della giustizia, di questa Corte d'Assise e di essere veritiero perche' quello che conta non e' una verita' costruita, ma una verita' vera, perche' anche la storia possa attingere ai processi per potere dire che non c'e' stata da parte mia, da ministro dell'Interno, nessun cedimento, ne' rispetto alla trattativa ne' rispetto al 41 bis". Con queste parole Nicola Mancino ha concluso le sue dichiarazioni. (Segue)



