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Il dilemma di Marco Travaglio, diffamazione o prescrizione?

di Gian Marco Crevatin domenica 9 novembre 2014

2' di lettura

"La prescrizione non è assoluzione, anzi l'esatto contrario", parola di Marco Travaglio, che con l'istituto di garanzia per il cittadino, previsto dalla legge italiana sia in campo civile che penale, non è mai andato troppo d'accordo. Ma il destino si sa è malevolo, e a volte beffardo: il caso vuole che il condirettore de Il Fatto Quotidiano, condannato per diffamazione nel 2009 per un articolo di due anni prima in cui danneggiava la reputazione dell'ex direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce, ricorre in appello e la corte, sbalorditivamente lenta, a distanza di 5 anni non fissa nemmeno l'udienza. Paradossalmente il prossimo 11 novembre, il reato sarà definitivamente prescritto e Travaglio potrà godere a tutti gli effetti dell'istituto giuridico. Accettarlo o meno, questo è il dilemma. Prescrizione o diffamazione? La condanna in primo grado - Tutto parte da un articolo apparso su l'Unità in data 11 maggio 2007, come scrive Annalisa Chirico su Il Giornale di oggi, 5 novembre. Il pezzo di Travaglio dal titolo "Di niente di meno" critica aspramente Del Noce paragonandolo a un "Re Mida alla rovescia" e l'ex direttore di Raiuno se la prende e lo querela. Il giudice del tribunale di Roma Paola De Martiis apprezza poco il francesismo noisettes, con cui Travaglio appella Del Noce e condanna il condirettore del Fatto: "attacchi personali diretti a colpire su un piano morale" e "il Manetta" si becca una condanna per diffamazione. Multa di tremila euro più altri 10 mila a titolo di risarcimento per la persona offesa. Il ricorso e la prescrizione - Poi Travaglio ricorre in appello, proprio a quelle corti bollate da sempre come "scontifici", corte che tutt'oggi, a 5 anni di distanza non è riuscita, non solo ad emettere un verdetto, ma nemmeno a fissare la data dell'udienza: come detto tra 6 giorni, l'undici di novembre, Marco Travaglio sarà definitivamente prescritto. Resta da vedere se la penna del Fatto accetterà un normale istituto del codice penale, atto a estinguere un reato, a seguito del trascorrere di un determinato periodo di tempo, o lo rifiuterà, dimostrando, non di voler "farla franca", ma al contrario, spiattellando ancora una volta la consueta purezza che da sempre lo contraddistingue. Puro e condannato o impuro e prescritto? A lui la scelta.

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11 novembre

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