Palermo, 20 giu. - (Adnkronos) - Quando K.T. e T. J. hanno lasciato la Libia e sono saliti su gommone insieme ai loro amici avevano lo stesso sogno: lasciarsi alle spalle la cruda violenza della guerra e trovare in Europa un lavoro che potesse permettere loro di crearsi un futuro ed aiutare le rispettive famiglie, entrambe molto povere. Entrambi provengono dal Mali. Da quando sono sbarcati a Palermo, accolti alla parrocchia San Giovanni Maria Vianney San Curato d'Ars nel quartiere Falsomiele, stanno tutto il giorno insieme, vicini, forse perchè l'uno riconosce nell'altro il proprio dolore: quello di aver perso in mare i propri cari. K.T. è giovanissimo, ha 20 anni. Ha deciso di lasciare, insieme a un altro fratello di appena 19 anni e al cugino, anche lui ventenne, il suo Paese d'origine, il Mali, dove ancora vivono la madre e il fratello minore, a causa della violenta guerra che da due anni affligge tutto il territorio nazionale. "Non sapevamo dove andare - racconta -. Sapevamo solo che da Tripoli avremmo dovuto imbarcarci in una nave e poi in un barcone che ci avrebbe portato fino alle coste siciliane. Non avevamo una meta precisa. Volevamo solo arrivare in Europa per lavorare". Così lasciata la Libia, i tre giovani hanno preso una nave. Erano 112 persone, racconta K., e dopo 23 ore di viaggio, sono stati condotti su un gommone. "Più di 100 persone, strette l'una all'altra, senza nè acqua né cibo. A un certo punto, dopo circa 4 ore, il gommone si rompe, forse si è bucato per la pesantezza - ipotizza -. Appena l'acqua è iniziata ad entrare, abbiamo abbandonato il barcone che stava per affondare. Abbiamo trascorso tante ore in mare, poi è arrivata una grossa nave militare che ci ha soccorsi". (segue)



