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Paola Ferrari, il dramma: "Le botte di mia madre, un buco nero"

mercoledì 24 giugno 2026
Paola Ferrari

Paola Ferrari

2' di lettura

"La mia infanzia è stata un buco nero, da cui sono fuggita a 15 anni". È uno dei passaggi più forti dell'intervista concessa da Paola Ferrari a La Stampa. La storica giornalista Rai, oggi volto dei Mondiali di calcio, ripercorre una parte della sua vita che per anni ha tenuto dentro di sé: quella segnata dalla violenza domestica, dalla paura e da un rapporto complicato con i genitori. Il ricordo più doloroso riguarda la madre: "La paura della violenza. Anche adesso, quando vedo una mano che si alza, scatto ancora". Ferrari racconta un'infanzia vissuta nell'angoscia, cercando rifugio lontano da casa e aspettando con timore il momento del rientro. Le botte subite dalla madre, inevitabilmente, la hanno segnata nel profondo.

Un periodo che la segna profondamente e che la porta, ancora adolescente, a lasciare tutto alle spalle. Anche il rapporto con il padre attraversa anni difficili: "Era sempre via e a 45 anni ho scoperto perché, ovvero che aveva un'altra donna". Nonostante questo, col tempo arriva un riavvicinamento: "È stato lui a trasmettermi la passione per il calcio: a sei anni mi portava allo stadio. Era il nostro rito”. Nell'intervista la conduttrice affronta anche il presente, tra social network e attacchi personali: "Mi sento più la Selvaggia Lucarelli del calcio, con tutto il rispetto per Selvaggia, perché non le mando a dire e dico sempre quello che penso". Le critiche non la sorprendono più, anche se un fenomeno continua a preoccuparla: "L’unica cosa che mi rattrista è constatare che passano gli anni ma la deriva di odio non si ferma".

C'è però una linea che non tollera venga oltrepassata. "Quando tirano in ballo la mia vita privata, come è successo di recente: non accetto commenti sul mio matrimonio e i figli. Il privato resta tale". E sul rapporto con il suocero Carlo De Benedetti osserva: "Abbiamo idee politiche opposte e quindi discutiamo spesso”. Ferrari torna infine sul tema delle donne nel giornalismo sportivo: "Sono stata la prima donna a condurre un programma calcistico — conclude — Il calcio resta ancora un feudo maschile". Una battaglia che considera ancora aperta, proprio come quella contro i pregiudizi che l'accompagnano da una vita.