(Adnkronos) - Proprio a Lugano erano depositati tutti i proventi delle attività finanziarie detenute all'estero dall'uomo e mai dichiarate in Italia. Grazie all'evasione fiscale ormai 'storica', l'uomo, secondo l'accusa, era riuscito ad affermarsi all'estero come imprenditore, investendo i propri risparmi in attività finanziarie ed immobiliari, diffuse anche negli Stati Uniti, in Florida. Unico accorgimento dell'imprenditore era quello di non far mai emergere alcun legame formale tra la sua attività e lo Stato italiano. Ma una così grossa incoerenza tra il reddito ufficiale ed il tenore di vita dell'uomo, ed un legame con il territorio di Busto Arsizio troppo assiduo per un uomo residente dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, hanno dato il via ad una verifica fiscale, che ha permesso di individuare una miriade di conti correnti esteri a lui intestati. Tutto, formalmente, era legale. Il piano era semplice: esterovestire la propria residenza fiscale, ufficialmente attestata da anni in Venezuela, e lasciare tutte le proprie disponibilità al di fuori dei confini nazionali, "al riparo" dalle legittime pretese del fisco italiano. La cosa avrebbe potuto funzionare ancora, se i militari della Guardia di Finanza non avessero svolto i propri approfondimenti oltre la semplice evidenza formale delle dichiarazioni anagrafiche. Il falso 'emigrante', per gli inquirenti, che è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio per avere omesso di presentare le dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi e di dichiarare i ricavi delle attività detenute all'estero (alcune anche in 'paradisi fiscali') dovrà adesso pagare imposte e sanzioni su un totale di tasse sottratte al fisco italiano di oltre 5 milioni di euro. Si tratta in gran parte di denaro e titoli detenuti in Svizzera e di proprietà immobiliari in Florida e Venezuela.



