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Nell'Unione Europea nel 2011 raccolti 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici

domenica 22 settembre 2013
Nell'Unione Europea nel 2011 raccolti 25 milioni di tonnellate di rifiuti plastici

4' di lettura

Roma, 17 set. - (Adnkronos) - Nel 2011, di tutta la plastica richiesta dal mercato nell'Ue-27, e' stato intercettato un quantitativo di rifiuti pari a 25,1 milioni di tonnellate, in aumento del 2,4% rispetto al 2010, piu' che doppio rispetto al tasso di crescita della domanda di plastiche vergini (+1,1%). In discarica sono finite 10,2 milioni di tonnellate, mentre la quota residua e' stata destinata a recupero di materia o energetico, con un tasso pari al 59,1% di tutti i rifiuti raccolti ed al 31,7% dei materiali vergini immessi sul mercato. E' quanto emerge dallo studio "Da rifiuti a risorse. Il futuro della gestione delle plastiche", realizzato dall'Eurispes in collaborazione con il Consorzio PoliEco, che sara' analizzato in occasione della V edizione del Forum internazionale sull'economia dei rifiuti, che avra' luogo ad Ischia nei giorni 20 e 21 settembre p.v. presso L'Albergo della Regina Isabella. In particolare lo studio fotografa lo stato dell'arte della produzione di materie plastiche a livello mondiale che e' cresciuta in un anno di 10 milioni di tonnellate (3,7%) raggiungendo i 280 milioni di tonnellate nel 2011, con un tasso di crescita, che si attesta intorno al 9% all'anno. In Europa l'aumento, seppur positivo, mostra tassi di crescita piu' contenuti (1,7%), facendo arrivare la produzione nel 2011 a 58 milioni di tonnellate. Dall'analisi emerge che circa il 25% delle spedizioni di rifiuti inviate dall'Ue ai Paesi in via di sviluppo di Africa e Asia avvenga in violazione delle normative internazionali, ma allo stesso tempo, una ingente quantita' di beni contraffatti o diversamente pericolosi, arrivano in Europa proprio grazie alla esportazione illecita di una diffusa miniera di materiali che, adeguatamente riciclati in loco, darebbero luogo ad un risparmio notevole ed ad un minor depauperamento di ambiente e risorse nell'ottica della sostenibilita' e di un approccio etico all'attivita' umana. In Italia, le stime sul mercato della contraffazione parlano di un giro di circa 7 miliardi di euro, che comporta minori entrate fiscali per 1,7 miliardi e una perdita di 110mila posti di lavoro. Tra i settori piu' colpiti emergono abbigliamento e accessori (2,5 miliardi di euro), seguiti da cd, dvd, pirateria informatica e dal comparto agroalimentare (1,1 miliardi di euro). Nel 73% dei casi i beni sequestrati risultano di origine cinese. Recenti dati forniti dalle dogane europee mostrano la dimensione del fenomeno: nel 2011 e' stato rilevato un incremento del 15% dei casi di contraffazione, con percentuali simili in termini di articoli contraffatti (11%) ed il rispettivo valore della vendita al dettaglio (14%). Oltre ad instaurare dinamiche virtuose incentrate sulla valorizzazione della filosofia che in Italia si e' tradotta nel marchio di qualita' ambientale volontario 'rifiuti km0', un importante aiuto al mercato italiano potrebbe provenire dalla predisposizione di ulteriori incentivi per riciclatori e produttori, sia in termini economici che di servizi alle imprese. Difatti, la contrazione dei prezzi dei prodotti che ne conseguirebbe, costituisce uno stimolo per il consumatore ad acquistare prodotti Made in Italy, spesso penalizzati dall'industria criminale. Appare quindi evidente l'urgenza di un generale cambio di prospettiva in grado di costruire nuove opportunita'. Le prospettive indicate dallo Studio prevedono: agire nei luoghi di produzione per captare i materiali prima che siano considerati rifiuti, evitandone altresi' lo spostamento e la conseguente probabile dispersione sul territorio, (azione vincente, soprattutto se sostenuta dall'interazione tra Enti, Associazioni di categoria e Imprenditoria italiana, dai singoli produttori alla grande distribuzione); riproporre in sede legislativa la condizione che gli impianti di riciclo in cui si conferiscono all'estero i rifiuti recuperabili debbano avere caratteristiche ambientali equivalenti a quelle vigenti in Europa; la promozione di un mercato dei prodotti riciclati (Acquisti Verdi) Made in Italy, soprattutto quelli che possono vantare una certificazione in tal senso. L'uso di prodotti riciclati, afferma il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, "e' diventato sempre piu' centrale e strategico soprattutto per quelle nazioni, come la nostra, povere di materie prime. Il valore economico di questi prodotti ha conosciuto un andamento significativo, soprattutto per quanto riguarda il settore della plastica, piu' sensibile all'andamento del mercato del petrolio. Non e' azzardato ipotizzare che nel prossimo futuro assisteremo ad una 'guerra delle plastiche', dalla quale uscira' vincente solo chi si sara' dotato degli strumenti idonei al recupero di materia, al riciclo dei rifiuti e al loro riutilizzo". Secondo Fara, "il miglioramento della gestione dei rifiuti in polietilene, contribuisce, inoltre, a un miglior utilizzo delle risorse e puo' aprire nuovi mercati e creare posti di lavoro, favorendo una minore dipendenza dalle importazioni di materie prime e consentendo di ridurre gli impatti ambientali, in una logica di transizione verso una gestione sostenibile dei materiali". "L'appuntamento ove approfondire queste tematiche, ascoltando la voce di tutti i portatori di interesse: dal Legislatore europeo al Nazionale, dal mondo dell'Impresa agli organi deputati al controllo ed al rispetto delle leggi, sino alle "voci" dei Consumatori e degli esperti di Economia e Ambiente, e' a Ischia il prossimo 20 e 21 settembre nel corso del V Forum Internazionale Polieco sull'Economia dei Rifiuti" spiega Enrico Bobbio, presidente PolieCo. Durante la due giorni, un parterre internazionale di relatori ed ospiti, converra' ad Ischia, per discutere di regole di mercato, sostenibilita' ambientale ed economica dei processi industriali e di captazione dei materiali, contrasto all'illegalita' e all'illecita concorrenza di chi opera al di fuori delle regole, ma anche di novita' legislative in materia di rifiuti, green economy ed etica del lavoro.