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Via l’Imu, ma più tasse sui risparmiecco come ci "spennano"

Il governo per azzerare la seconda rata ci dà una mazzata sugli acconti delle gestioni patrimoniali. Ed è lite sui terreni agricoli
di Ignazio Stagno domenica 24 novembre 2013

2' di lettura

Finirà a picconate. Quelle che si daranno in testa i parlamentari del Pd con gli esponenti di Forza Italia e Nuovo  Centrodestra. Perché la partita sull’Imu più che un terreno di scontro è questione di terreni agricoli. Con i Democrat disposti a far pagare la seconda rata dell’imposta comunale a proprietari, appunto, di terreni agricoli, ma di fatto già in guerra con il centro destra che punta i piedi e chiede l’esenzione. Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Fi), ha chiesto «risposte immediate» e ha chiesto al ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo (Ncd), di «rispettare i patti» presi nelle scorse settimane.  Il discorso resta in sospeso anche per le case di lusso, sulle quali si starebbe ancora cercando una definizione esatta, per vedere cioè quali categorie di immobili includere tra quelle di prestigio a cui far pagare la tassa. Il decreto per cancellare (in parte) la seconda rata Imu, in ogni caso, potrebbe arrivare già  domani sul tavolo del consiglio dei ministri. Il nodo principale resta quello delle coperture. Con l’esclusione dei terreni agricoli dalla cancellazione, le risorse da reperire scenderebbero da 2,4 miliardi a poco più di 2 miliardi. Di sicuro aumenteranno gli acconti Ires e Irap su banche e assicurazioni (almeno fino al 115%), mentre non è chiaro se saranno inaspriti pure quelli a carico delle imprese. Per mettere insieme i fondi necessari a cancellare il versamento di dicembre del balzello immobiliare, poi, potrebbero aumentare anche gli acconti fiscali che gravano sul risparmio amministrato. Nel mirino del Governo sono finite le cosiddette gestioni patrimoniali, cioè le masse di denaro affidate dalle famiglie a istituti di credito o altri intermediari finanziari. Il giro di vite vale 4-500 milioni di euro e sarebbero prelevato col solito gioco degli acconti maggiorati. Frattanto, prosegue la battaglia sulla legge di stabilità, ma spunta l’ipotesi del voto di fiducia. Tra le novità, un emendamento per creare una piattaforma per il credito alle pmi con la partecipazione della Cassa depositi e prestiti e l’ipotesi di estendere il tetto agli stipendi e il blocco del turn over anche ai dipendenti della Banca d’Italia, nel pieno rispetto dell’autonomia dell’istituto centrale. Ma è probabile che si tratti del solito pasticcio destinato a finire sul binario morto. di Francesco De Dominicis

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