New York, 12 set. - (Adnkronos) - Il filosofo e pschiatra statunitense di origine ungherese Thomas Szasz, pionere della critica dell'istituzione psichiatrica e massimo rappresentante del movimento dell'antipsichiatria, e' morto sabato scorso per una caduta accidentale nella sua casa di Manlius, nello stato di New York, all'eta' di 92 anni. L'annuncio della scomparsa e' stato dato oggi dalla figlia Margot Szasz Peters al "New York Times". Eminente pensatore libertario, della vasta bibliografia di Szasz sono stati pubblicati in Italia numerosi libri, tra i quali "Legge, liberta' e psichiatria" (Giuffre'), "I manipolatori della pazzia" (Feltrinelli), "La schiavitu' psichiatrica" (Il Saggiatore), "Disumanizzazione dell'uomo. Ideologia e psichiatria" (Feltrinelli), "Il mito della droga: la persecuzione rituale delle droghe, dei drogati e degli spacciatori" (Feltrinelli), "Il mito della psicoterapia: la cura della mente come religione, retorica e repressione" (Feltrinelli), "Sesso a tutti i costi: l'allarmante verita sulle odierne terapie sessuali" (Feltrinelli), "Schizofrenia: simbolo sacro della psichiatria" (Armando), "Farmacrazia: medicina e politica in America" (Spirali). Nel saggio "Il mito della malattia mentale" del 1961 (tradotto da Il Saggiattore e poi da Spirali) Szasz espone la sua tesi di fondo, che contesta i fondamenti epistemologici del concetto di malattia mentale. Szasz analizza la struttura ideologica della psichiatria e ne mette a nudo le contraddizioni. Szasz sostine che l'espressione "malattia mentale" sarebbe una combinazione internamente incoerente di un concetto medico e uno psicologico, ma sarebbe popolare perche' legittimava l'uso della psichiatria per controllare e limitare la devianza dalle norme sociali. (segue)



