Bologna, 29 lug. - (Adnkronos) - "La storia e' piena di processi che si sono conclusi con sentenze che non corrispondono alla realta' storica. Nella strage alla stazione di Bologna si sono incrociati interessi diversi: quello dello Stato e delle istituzioni a nascondere il 'lodo Moro', l'interesse dei comunisti che avevano bisogno di una strage neofascista e l'interesse della Procura di Bologna che voleva essere la prima a pronunciare una sentenza su di una strage". Cosi' il parlamentare Fli ed ex membro della commissione Mitrokhin Enzo Raisi commenta con l'Adnkronos il mosaico di tasselli che lui stesso ha messo insieme nel libro sulla strage di Bologna, di cui e' autore e che uscira', edito da Minerva, tra settembre e ottobre con un titolo che, anticipa, "potrebbe essere 'Bomba non bomba'". Un volume incentrato su alcune indagini che Raisi ha condotto personalmente tra tribunali, commissioni, obitori e che si intreccia con episodi della "vita personale di ragazzo di destra come me che viveva a Bologna e che quella mattina del 2 agosto stava andando in stazione in bicicletta: partivo per il mio primo giorno di servizio nei Carabinieri". Da allora, fino alle aule parlamentari, Raisi e' stato sempre concentrato sui fatti della strage, ma secondo lui ad oggi su quei fatti, che sono ancora una ferita aperta per la citta' che attende di conoscere i nomi dei mandanti, "e' stata trovata una soluzione di comodo: sono stati incolpati Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini che avevano peraltro gia' condanne per altri fatti, ma che non appartenevano minimamente alle cellule della vecchia destra bombarola". Raisi, insomma, continua a sostenere la necessita' di andare avanti sulla cosiddetta 'pista palestinese' e del terrorismo internazionale legata a Carlos, a Thomas Kram, a Margot Frohlich e all'Fplp. Secondo Raisi, in particolare, in questo filone che prende spunto dal lavoro della Mitrokhin e che ha portato la Procura di Bologna ad aprire un'inchiesta bis, dopo un esposto che lo stesso Raisi ha presentato ai pm felsinei, c'e' un altro aspetto su cui "bisogna fare piena luce ed e' il il ruolo di Mauro Di Vittorio". Si tratta del ragazzo romano di 24 anni che mori' nella strage alla stazione, ma che secondo Raisi potrebbe non essere stato un semplice passeggero. La sua morte potrebbe non essere stata insomma una tragica casualita', come per gli altri 84 che hanno perso la vita quella mattina alle 10.25, nel giorno che resta il piu' nero per tutti i bolognesi. (segue)



