(Adnkronos) - I supremi giudici parlano anche delle responsabilita' singole dei quattro agenti, mettendo in evidenza come il comportamento dei quattro sia stato grave allo stesso modo e non ci siano responsabilita' minori: "la consapevolezza di agire in cooperazione imponeva a ciascuno degli agenti non solo di operare individualmente in modo appropriato ma anche di interrogarsi sull'azione dei colleghi, se del caso agendo per regolarla, moderandola". Nelle 43 pagine di motivazioni, i giudici di piazza Cavour mettono in evidenza piu' volte la violenza 'gratuita' dei poliziotti nei confronti del giovane in stato di agitazione ma 'solo': "la condotta posta in essere dagli agenti - scrivono i supremi giudici facendo proprie le motivazioni d'appello - fu sproporzionalmente violenta e repressiva, laddove lo stato di agitazione in cui versava il ragazzo, avrebbe imposto un intervento di tipo dialogico e contenitivo". In modo legittimo, spiega ancora la Cassazione, la Corte d'appello ha sottolineato che Federico Aldrovandi "non poteva e non doveva essere affrontato, nel frangente, con le modalita' violente". Smentita dalla Cassazione anche l'ipotesi, ventilata dalle difese degli agenti, secondo la quale la morte di Federico sarebbe stata causata dall'assunzione di sostanze stupefacenti: "la corte d'appello ha adeguatamente escluso che la morte del ragazzo fosse ascrivibile alla sindrome del delirio eccitato o alla assunzione di sostanze stupefacenti". Infine la Cassazione sottolinea come "l'edema cerebrale" diagnosticato al 18enne e' stato "provocato da ferita alla testa riportata dal giovane durante la collutazione con gli agenti".




