Per la pace in Medio Oriente, ma anche per i conti delle famiglie italiane e le casse pubbliche. L’ultimo decreto per frenare gli aumenti dei carburanti scadrà il 3 luglio e Giorgia Meloni spera che per allora il costo del petrolio e del gas sia sceso quanto basta da non rendere necessari nuovi costosi interventi. Per questo è necessario che il traffico nello stretto di Hormuz torni libero. C’è ancora «molta strada da fare», avverte chi ne ha parlato con la premier, ma le certezze di Donald Trump dopo l’accordo con l’Iran («il petrolio tornerà a scorrere») autorizzano a sperare.
Il ringraziamento del segretario alla Difesa Pete Hegseth a Meloni e a Guido Crosetto per «il crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea», assieme all’indicazione che gli Stati Uniti non intendono disimpegnarsi dalle basi italiane, confermano che il clima volge al sereno anche nei rapporti con Washington.
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È con queste premesse che la presidente del consiglio è arrivata ieri, poco dopo le 18, a Évian-les-Bains, sede dell’ultimo G7 presieduto da Emmanuel Macron: il capo di Stato francese lascerà l’incarico nella primavera del 2027 e non potrà ricandidarsi. Nell’occasione, si rivede l’asse dei quattro leader europei: Meloni, Macron, il tedesco Friedrich Merz e il britannico Keir Starmer. Partecipano tutti al vertice in terra francese e subito dopo l’annuncio di Trump hanno fatto una dichiarazione congiunta, alla quale si sono aggiunti la giapponese Sanae Takaichi e altri leader. Le priorità italiane sono indicate lì.
Meloni e i suoi colleghi si congratulano con Stati Uniti e Iran, nonché con Qatar e Pakistan, i due Paesi mediatori, per la «svolta diplomatica». Chiedono che l’intesa che fissa il percorso di pace sia applicata «rapidamente e completamente» e si dichiarano pronti a dare il loro contributo. In particolare, ritengono «essenziale» che ci sia «la riapertura urgente dello stretto di Hormuz con libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni».
Nessun pedaggio dovrà essere pagato. Da parte loro, fanno sapere agli Stati Uniti di essere pronti a svolgere «una missione strettamente difensiva e indipendente per garantire la sicurezza della navigazione commerciale e condurre operazioni di sminamento». Ribadiscono che è della massima importanza che l’Iran non si doti mai di un’arma nucleare e confermano «il pieno sostegno alla stabilità, alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano e all’importanza di un cessate il fuoco efficace». Parole, queste, rivolte soprattutto a Benjamin Netanyahu: anche se Israele non viene citato, traspare la preoccupazione che possa offrire all’Iran il pretesto per far saltare l’accordo.
Prima di partire per Évian, Meloni ha spiegato più in dettaglio il ruolo che intende svolgere l’Italia. «Ferma restando la necessaria autorizzazione parlamentare», ha detto in una nota, il governo di Roma è pronto a «contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello stretto». E in Libano, dove operano già i caschi blu, l’Italia «continuerà a lavorare per sostenere la sovranità libanese».
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L’operazione di sminamento da parte della Marina militare italiana può aiutare a ricucire il rapporto con la Casa Bianca. Le unità scelte sono i cacciamine Rimini e Crotone, già inviati nella base di Gibuti. Saranno scortati da altri mezzi, in una missione che dovrebbe coinvolgere cinquecento militari italiani. Il governo di Roma si era detto disponibile da tempo e aveva anticipato le condizioni: l’operazione potrà avvenire solo con un cessate il fuoco stabile, che a questo punto sembra vicino, e dopo che il parlamento avrà dato il mandato. Ci saranno quindi le comunicazioni del governo alle Camere, probabilmente svolte dalla stessa premier, e il voto su una risoluzione per autorizzare l’intervento.
Meloni e Trump non si sono più parlati da quando, a metà aprile, la premier aveva definito «inaccettabili» le parole del presidente americano nei confronti di Leone XIV, e Trump l’aveva accusata di non voler aiutare gli Stati Uniti. Da allora la tensione è scesa, come hanno confermato le parole di Hegseth. La cena dei leader che si è tenuta a Évian è stata l’occasione per il disgelo. I due hanno avuto una prima, rapida conversazione che li ha visti di nuovo in sintonia. Tra loro «non ci sono muri né ostilità», hanno riferito fonti diplomatiche.
Tra gli argomenti in discussione c’è anche l’Ucraina. «Ora che abbiamo chiuso con l’Iran, ci possiamo concentrare su questo», ha detto Trump ai giornalisti. La mediazione decisiva del presidente statunitense è ciò in cui Meloni spera da tempo. «La fermezza del sostegno a Kiev e lo sforzo per la pace saranno elementi centrali al vertice del G7», ha anticipato la premier insieme al primo ministro giapponese, quando erano ancora a Roma.




