Roma - ll quotidiano dei vescovi “Avvenire” definisce un “indiscutibile errore” le dichiarazioni sul fascismo di Alemanno. Per Avvenire il sindaco di Roma ha sbagliato “ per aver affermato, e per giunta nella sede meno opportuna, davanti al ricordo tangibile e terribile delle vittime della persecuzione degli ebrei, che il fascismo non è stato 'il male assoluto'''. Le critiche non risparmiano nemmeno il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. "C'è chi pensa che l'esternazione di Alemanno, al pari di quella del ministro della Difesa”, prosegue Avvenire, “sia la spia di una difficoltà identitaria che si presenta nel momento in cui Alleanza nazionale è chiamata a fondersi nel Popolo della Libertà, che avrà come fondamento il documento fondativo del Partito popolare europeo, indiscutibilmente antifascista". "Può darsi”, continua l'Avvenire, “tuttavia è lecito sperare che invece si sia trattato solo di un errore dettato da imperizia, come ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini". "Quale che fosse la sua impressione”, aggiunge, “la frase di Alemanno aveva il senso di una rivendicazione di eredità e di identità, seppure cauta e circospetta, non quella di un giudizio storico equanime. Se una cosa del genere la dice una persona che non ha legami genealogici di alcun genere con il regime littorio, come peraltro hanno fatto numerosi storici di varia estrazione culturale, non c'e' scandalo". "Il sindaco rappresenta tutta la città”, prosegue l’Avvenire, “e la città martire delle Fosse Ardeatine sente dolorosamente le ferite della sua stagione più nera. Quella sensibilità non deve essere ferita e probabilmente Alemanno non intendeva farlo, ma ha dato l'impressione di far prevalere una specie di orgoglio personale sui doveri di rappresentanza generale".



