Caro signor Carioti, ho dovuto leggere più volte la proposta di Roberto Vannacci di attribuire ai genitori un numero maggiore di voti in funzione dei figli: due figli consentirebbero di avere due voti in più, tre figli tre voti in più e così via. La rilettura è servita solo ad aumentare la mia incredulità. Chi viene favorito con un sistema simile? Ma ovviamente gli immigrati, che hanno un tasso di fecondità molto superiore al nostro. La misura pensata per favorire la natalità degli italiani servirebbe solo a produrre più parlamentari favorevoli all’immigrazione, e quindi leggi dello stesso tenore. Davvero il mondo al contrario. Lei come se lo spiega?
MARIA MARANGON-EMAIL
Cara signora Marangon, me lo spiego con l’incapacità di chi ha scritto quel programma. Il diritto di voto nelle elezioni politiche spetta ai cittadini italiani e ogni anno, con le leggi attuali, ottengono la cittadinanza italiana oltre duecentomila immigrati. Tra questi ci sono decine di migliaia di marocchini, bengalesi e pakistani: comunità a larghissima maggioranza musulmana. Pakistani e bengalesi, in particolare, hanno un’alta natalità e si naturalizzano con una quota straordinariamente alta di bambini al seguito: oltre il 40% dei nuovi cittadini di quelle nazionalità è un minore. Con il voto plurimo proposto da Futuro Nazionale, ciascuno degli adulti con figli voterebbe più volte: diventerebbero in pochissimo tempo una potenza elettorale. Insomma, la contraddizione del generale è lampante: propone soluzioni che aggravano i problemi che lui stesso indica come prioritari. Il suo programma avverte che «per il momento» quella del voto plurimo è «solo un’idea che offriamo al dibattito italiano»: significa che nemmeno Futuro nazionale ci ha riflettuto a dovere, ma la butta lì lo stesso. Si chiama (a esser buoni) superficialità e dilettantismo. Ci sarebbe da aggiungere che le idee dei figli non appartengono ai genitori e che un diciassettenne di destra o di sinistra avrebbe ottimi motivi per incavolarsi a farsi rappresentare nel seggio elettorale da un padre o una madre che la pensa all’opposto da lui. Ma mi rendo conto che è una raffinatezza da liberale, inutile da spiegare a Vannacci e agli autori del suo scombiccherato programma.




