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Kazakhstan: approvata la nuova Costituzione con l'87,15% dei voti a favore

E' stata sottoposta al voto una revisione che interviene su 77 articoli, oltre l’80% della Carta costituzionale adottata nel 1995 e già parzialmente rivista nel 2022
lunedì 16 marzo 2026
Kazakhstan: approvata la nuova Costituzione con l'87,15% dei voti a favore

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L’87,15 per cento degli elettori del Kazakhstan che hanno preso parte al referendum nazionale di ieri, 15 marzo, ha votato a favore della nuova Costituzione, secondo i risultati preliminari diffusi dalla Commissione elettorale centrale del Kazakhstan. Alla consultazione hanno partecipato 9.127.192 cittadini, pari al 73,12 per cento dei 12,48 milioni di aventi diritto. Il decreto per lo svolgimento del voto era stato firmato l’11 febbraio dal presidente Kassym-Jomart Tokayev. Il nuovo testo costituzionale, elaborato anche sulla base di contributi di cittadini, partiti e organizzazioni civiche, rafforza il riferimento ai diritti e alle libertà fondamentali e ribadisce come valori centrali la sovranità, l’indipendenza, l’unità dello Stato e l’integrità territoriale.

E’ stata sottoposta al voto una revisione che interviene su 77 articoli, oltre l’80 per cento della Carta costituzionale adottata nel 1995 e già parzialmente rivista nel 2022. Sono stati chiamati alle urne 12,5 milioni di cittadini, che hanno potuto votare dalle 7 alle 20 ora locale (dalle 3 alle 16 in Italia) in 10.411 seggi predisposti in tutto il Paese. A questi vanno aggiunti 80 seggi aperti presso le missioni diplomatiche kazakhe in 62 Paesi esteri (undici sono stati però chiusi a seguito dello scoppio del conflitto in Medio Oriente). L’intera operazione è costata 20,8 miliardi di tenge, circa 35,6 milioni di euro, il 75 per cento dei quali destinato ai compensi dei 71.044 membri delle commissioni elettorali.

Il quesito sottoposto agli elettori è diretto: “Accetti la nuova Costituzione della Repubblica del Kazakhstan, il cui progetto è stato pubblicato sui media il 12 febbraio 2026?”. Il fulcro della riforma è il passaggio da un parlamento bicamerale a uno unicamerale, ribattezzato Kurultay (Congresso), con 145 seggi, tre vicepresidenti e non più di otto commissioni parlamentari. L’attuale struttura — composta dall’Assemblea (Majilis) di 98 seggi e dal Senato di 40 — verrà dunque soppressa. I deputati saranno eletti con sistema proporzionale per un mandato quinquennale, misura che, nelle intenzioni del presidente Tokayev, rafforzerà il ruolo istituzionale dei partiti e ne accrescerà la responsabilità nei confronti della società.

Al parlamento unicamerale si affiancherà il Consiglio del popolo (Khalyk Kenesi), organo consultivo di 126 membri suddivisi in tre componenti paritarie: rappresentanti delle associazioni etno-culturali, dei consigli (maslikhat) regionali e delle organizzazioni pubbliche. Il nuovo organismo assorbe le funzioni sia dell’Assemblea del popolo che del Congresso nazionale, entrambi contestualmente aboliti, e si riunirà una volta l’anno. La riforma prevede inoltre il ripristino della carica di vicepresidente della Repubblica, soppressa nel 1996, e l’obbligo di indire elezioni presidenziali straordinarie entro due mesi in caso di cessazione anticipata dei poteri del capo dello Stato.

La proposta di Tokayev contiene anche una modifica della Costituzione apparentemente meno significativa, riguardante lo status della lingua russa in Kazakhstan. Si tratta, a ben vedere, di uno dei punti più delicati della riforma. Il nuovo testo costituzionale stabilisce che il russo esiste “parallelamente” al kazakho e non più “su basi paritarie”, come previsto dalla Costituzione attualmente vigente. La modifica riflette i profondi cambiamenti demografici del Paese: la componente etnica russa, che rappresentava circa il 40 per cento della popolazione fino alla fine dell’era sovietica, è oggi scesa a meno del 15 per cento, mentre i cittadini di etnia kazakha superano il 70 per cento. Gli esperti governativi di Astana sottolineano che le conseguenze immediate saranno limitate: gli uffici pubblici saranno tenuti a fornire informazioni in russo solo su esplicita richiesta del cittadino interessato, anziché sistematicamente.

Tuttavia, la proposta va inquadrata anche in un più ampio scenario geopolitico che vede Tokayev promuovere una politica estera più indipendente da Mosca e più vicina a Washington. Solo lo scorso novembre il Kazakhstan ha firmato accordi commerciali da 17 miliardi di dollari con gli Stati Uniti. Due mesi prima il presidente Usa, Donald Trump, aveva annunciato la vendita al Paese centrasiatico di locomotive e attrezzature ferroviarie per 4 miliardi di dollari. Nello stesso periodo Tokayev ha aderito agli Accordi di Abramo e al Consiglio di pace, entrambe iniziative chiave dell’agenda internazionale dell’amministrazione Trump, e nuove intese potrebbero presto arrivare nel settore dei minerali rari, con gli Usa determinati a rompere il dominio cinese nelle catene di approvvigionamento globali. Da Mosca non sono arrivate dichiarazioni di condanna per il “declassamento” dello status costituzionale della lingua russa in Kazakhstan, ma negli ambienti nazionalisti gli sviluppi nelle capitali centrasiatiche non passano inosservati. A gennaio, come riportato dalla Jamestown Foundation, il conduttore televisivo Vladimir Soloviev ha invocato “operazioni militari speciali” contro i Paesi dell’Asia centrale che non si adeguino alle richieste di Mosca, scatenando reazioni indignate in Kazakhstan e nell’intera regione. Il Cremlino ha preso le distanze, definendo quelle parole una “opinione personale”.

Il percorso che ha portato al referendum è stato molto rapido. Tokayev ha presentato le linee della riforma il 20 gennaio scorso alla quinta sessione del Congresso nazionale a Kyzylorda, la bozza finale è stata pubblicata il 12 febbraio e il voto è stato fissato cinque settimane dopo. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), attraverso il suo Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Odihr), ha dispiegato una missione di valutazione composta da sette esperti di sei Paesi, con base ad Astana. Secondo un sondaggio dell’Istituto kazakho per lo sviluppo pubblico, l’89,2 per cento dei cittadini interpellati si dice favorevole alla nuova Costituzione. Storicamente, i referendum in Kazakhstan non sono mai stati respinti: l’ultimo, nel settembre 2024 sulla costruzione della prima centrale nucleare, è stato approvato con il 71,12 per cento dei voti. Se approvata, la nuova Costituzione entrerà in vigore il primo luglio del 2026, seguita presumibilmente da elezioni parlamentari in agosto.

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