«Raccogliere le firme per mobilitare i cittadini a interessarsi del referendum è un'attività elettorale che va rispettata. Rispettabile ma inconsistente è invece il ricorso sulla data del referendum il prossimo 22 e 23 marzo. Costituzione alla mano, una volta che il referendum è stato proposto da almeno uno dei soggetti aventi diritto la riproposizione dello stesso è solo un inutile doppione».
Antonio Di Pietro, membro fondatore del Comitato “Sì Separa” della Fondazione Einaudi. «Per espresse disposizioni di legge il governo doveva indire la data del voto entro 60 giorni da quando la Cassazione ha ammesso la richiesta di referendum, lo scorso novembre.
Non solo inconsistente ma deviante, al solo fine di farsi furbescamente piangere addosso, è il tentativo di far credere che la fissazione della data restringerebbe lo spazio elettorale di quelli che propugnano il No alla riforma rispetto a quelli che auspicano il Sì, e ciò semplicemente perché il tempo a disposizione è lo stesso per tutti», conclude l’ex magistrato.