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Ong, gli effetti della sentenza: verso una pioggia di risarcimenti

di Tommaso Montesano sabato 21 febbraio 2026

4' di lettura

Adesso il rischio è quello di un effetto domino. Con le altre Ong impegnate nel braccio di ferro con l’Italia che forti della pronuncia di un tribunale sul “fermo illegittimo” potrebbero avanzare una richiesta di risarcimento agitando la sentenza della corte civile di Palermo, che ha condannato lo Stato italiano a versare 76mila euro alla tedesca SeaWatch dopo il blocco della nave di Carola Rackete del 2019. Per dire: è ipotizzabile che sia pronta al contenzioso, con tutto ciò che ne consegue, Sos Humanity per il fermo di 60 giorni e la multa di 10mila comminate alla loro “nave di soccorso” Humanity 1, che la scorsa settimana aveva attraccato a Trapani. Nei giorni scorsi Marie Michel, policy expert della ong, ha chiesto il «rilascio immediato» dell’imbarcazione attaccando l’«escalation» del governo italiano.

Alcune azioni per ottenere un risarcimento sono già state messe in atto e sono destinate a ricevere ulteriore impulso dopo la decisione delle toghe palermitane. Sempre la ong Sos Humanity, ad esempio, in autunno aveva annunciato l’intenzione di bussare a denari sulla scorta della decisione della corte d’appello di Catanzaro, che a giugno dello scorso anno aveva confermato quanto stabilito dai loro colleghi di Crotone sul fermo della Humanity 1 del 2024. Venti giorni di blocco a Crotone bollati come illegittimi dalle toghe. Janna Sauerteig, dirigente della ong tedesca, a novembre aveva definito una «pietra miliare il successo della nostra azione legale contro l’illegittima detenzione della nostra nave di salvataggio».

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A ottobre dello scorso anno era stata una nave di Mediterranea Saving Humans a vedersi dare ragione dal tribunale di Trapani in relazione a quanto accaduto dopo aver recuperato a bordo dieci naufraghi al largo della Libia. Dopo non aver ottemperato all’indicazione di raggiungere il porto di Genova, l’imbarcazione si era diretta nel porto siciliano. Conseguenza: fermo amministrativo di due mesi e multa di 10mila euro alla ong. «Disobbedire a un ordine illegittimo e illegale è questione di legalità», aveva dichiarato Mediterranea. Due mesi dopo, il tribunale di Trapani le ha dato ragione. Con i giudici che hanno riconosciuto l’«esclusivo spirito solidaristico» della ong a tutela «dei soggetti fragili che si trovavano a bordo».

Cause e ricorsi sono armi che ora rischiano di fare più male. Ad esempio: il 17 ottobre 2024 il Consiglio di Stato ha dato ragione alla ong tedesca Sea Eye in relazione al fermo della sua nave Alan Kurdi nel porto di Olbia. Nel porto sardo l’imbarcazione era arrivata il 9 ottobre 2020 con 113 migranti a bordo (salvati in acque libiche). In questo caso i mesi di fermo erano stati sei, con relativa guerra a colpi di carte bollate attraverso il Tar della Sardegna. Non appena conosciuta la decisione del supremo organo della giustizia amministrativa, il presidente della ong, Gorden Isler, aveva annunciato su X l’avvio dell’azione risarcitoria: «Faremo causa al ministero competente e continueremo a batterci contro le politiche repressive dell’Italia». Obiettivo: un risarcimento per i danni finanziari procurati dal fermo. La stessa leva hanno azionato, poco meno di due anni fa, la ong tedesca Jugend Rettet e un’altra dozzina di organizzazioni per il fermo ai danni della nave Iuventa, rimasta per anni ormeggiata al porto di Trapani al punto da essere diventata inutilizzabile.

Intervenendo sul caso della Sea Watch 3, Luigi Patronaggio, procuratore generale a Cagliari, noto soprattutto per essere stato capo della procura di Agrigento - veste in cui nel 2019 autorizzò lo sbarco dei migranti a bordo della nave, ingaggiando una polemica con Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno - ha circoscritto la portata della pronuncia dei colleghi del tribunale civile: «Si tratta banalmente del riconoscimento di un risarcimento danno per un fermo illegittimo non giustificato da alcun valido provvedimento amministrativo». Paradossalmente proprio la banalizzazione della pronuncia del tribunale, rende adesso probabile un effetto a valanga sulle altre cause: «Il caso non è differente da chi si vede sequestrata un’automobile dai vigili urbani senza un valido verbale e ne chiede la restituzione e i danni. L’unica differenza è che il ricorrente si chiama Sea Watch e non Paolo Rossi». Facile.

Per le ong altre buone notizie sono arrivate ieri dal tribunale civile di Genova, che ha «definitivamente annullato» - ha informato Medici senza frontiere «le sanzioni imposte alla Geo Barents nel settembre 2024. Tali sanzioni erano già state sospese nell’ottobre 2024». Tra i provvedimenti cancellati spicca il fermo amministrativo della motonave per sessanta giorni. «Ancora una volta la giustizia ha confermato il nostro dovere di soccorso», ha esultato Medici senza frontiere. Il governo, però, non arretra. «È giusto abbassare i toni. Ciò non toglie che sia legittimo per il governo esprimere un po’ di sorpresa per alcune sentenze recenti della magistratura in ambito di immigrazione», ha tenuto il punto Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario di Palazzo Chigi, riferendosi alla decisione di Palermo.

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