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Fabio De Pasquale, il pm condannato in primo e secondo grado? Ma il Csm...

di Redazione sabato 14 marzo 2026

2' di lettura

Un curioso, ed emblematico, caso in magistratura. Da anni il Consiglio superiore della magistratura ha aperto un procedimento per incompatibilità ambientale nei confronti di Fabio De Pasquale, che è stato condannato in primo e secondo grado per omissione di atti d'ufficio. Ma ormai se ne sono perse le tracce. La sua non è una storia banale. De Pasquale è un magistrato della Procura di Milano ed è noto per alcuni processi sin dagli anni Novanta. Nel 1992 è tra i pm che indagano Giorgio Strehler, direttore del Piccolo Teatro, accusato di truffa. Tanto eco mediatico, ma in realtà è un nulla di fatto dato che il regista verrà assolto nel 1995 da tutte le accuse. Pochi mesi dopo morirà.

L'anno seguente De Pasquale diventa uno dei protagonisti di Mani Pulite, indagando sul presidente dell'Eni Gabriele Cagliari. Già detenuto per altre inchieste, Cagliari riceve una nuova ordinanza di custodia cautelare richiesta proprio dal magistrato milanese. Dopo un interrogatorio nel quale si dichiara fiducioso di poter ottenere la scarcerazione, l’imprenditore rimane in carcere. Viene trovato morto a San Vittore con un sacchetto in testa il 20 luglio 1993.

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Come ricorda il Tempo, nel 2013 De Pasquale diventa uno dei pm più noti conducendo il processo Mediaset che porterà alla condanna definitiva di Silvio Berlusconi per frode fiscale. Il Cavaliere perderà così il suo seggio in Parlamento in virtù della Legge Severino. Poi c'è il processo per corruzione internazionale relativo all’acquisizione di una licenza petrolifera in Nigeria da parte di Eni. Secondo l'accusa, dietro all'operazione da oltre un miliardo di dollari c'era un enorme giro di tangenti. Ma nel 2021 il Tribunale assolve tutti gli imputati con formula piena, tra cui l’amministratore delegato Claudio Descalzi. Il tribunale definisce "incomprensibile" la scelta di De Pasquale di non aver depositato documenti potenzialmente decisivi per la difesa. Così partì un'indagine a Brescia per omissione di atti d’ufficio nella quale De Pasquale viene condannato. Si attende ora la Cassazione.

Ma il Csm non ha mai concluso, dopo averlo descritto come un magistrato privo dei requisiti di imparzialità ed equilibrio, la valutazione sulla sua incompatibilità ambientale o funzionale. Da qui il paradosso. Ciò che appare ingiusto è che un amministratore pubblico può essere rimosso dalla propria funzione sulla base di una sentenza di primo grado (che potrebbe essere ribaltata in appello o in Cassazione). Un magistrato condannato in primo e secondo grado resta invece al suo posto.

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