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Il saluto romano fatto allo stadio non è reato

Juve Next Gen-Sudtirol al Moccagatta, un tifoso alza il braccio destro: scatta l'inquisizione antifascita ma per il giudice non c'è illecito
di Lorenzo Cafarchio sabato 4 luglio 2026

2' di lettura

Il saluto romano (ancora una volta) non è reato. Ci troviamo allo stadio Moccagatta di Alessandria è il 13 marzo 2022, in campo per il campionato di serie C la Juventus Next Gen sfida il Südtirol. Dagli spalti, sponda bianconera, un tifoso alza il braccio destro.

Fermate tutto l’inquisizione antifascista è per la pena esemplare. E invece la realtà ci dice altro. Perché il tribunale di Alessandria, nella fattispecie il giudice Michele Innocenti, non ha ravvisato alcun “illecito”. Nelle motivazioni leggiamo che il saluto è stato fatto per un periodo «estremamente limitato». Viene posto l’accento sul carattere «estemporaneo e goliardico» del gesto «privo di qualsiasi effettiva carica offensiva o di reale capacità evocativa in senso politico ideologico». Ovvero non c’è rilevanza penale.

Al tifoso, nei mesi successivi, era stato inflitto un daspo di 5 anni, confermato poi dal Tar che aveva visto nell’atto «una condotta provocatoria estranea alla passione sportivo e idonea a mettere a rischio la sicurezza pubblica». Fa sorridere pensare che qualcuno abbia concentrato l’attenzione sui tre secondi del saluto romano fatto dal tifoso. Un tempo limitato che ha impegnato per oltre quattro anni le aule del tribunale. Nella spasmodica ricerca della condotta fuori dal consesso democratico. Rifondazione comunista ha diffuso una nota per dire che non c’è nulla di «goliardico» e che in questo modo viene «sdoganata la propaganda fascista».

Siamo alle solite, ma è veramente così? Ora mettiamo da parte per un attimo lo stadio, ma quando migliaia di persone si radunano il 7 gennaio a Roma per ricordare i morti della strage di Acca Larenzia - di cui spesso si dimentica che Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, due militanti romani del Fronte della Gioventù, ancora oggi non hanno trovato giustizia dal punto di vista giudiziario - o quando il 29 aprile a Milano il corteo si snoda per Città Studi per stringersi attorno alla memoria di Sergio Ramelli, quegli uomini e quelle donne nel saluto finale, in quegli istanti, commettono reato? La risposta ce la fornisce la sentenza n. 16153, deliberata il 18 gennaio 2024, dalle Sezioni Unite Penali. «La condotta - scrivono - tenuta nel corso di una pubblica riunione, consiste nella risposta alla “chiamata del presente” e nel cosiddetto “saluto romano” integra il delitto previsto dall’art. 5 legge 20 giugno 1952, n. 645, ove, avuto riguardo alle circostanze del caso, sia idonea ad attingere il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista». Chiaro? «Concreto pericolo» non percepito come vorrebbe l’antifascismo. E così arrivano le assoluzioni da ogni angolo d’Italia.

Perché il saluto romano, rimane, in queste circostanze il ricordo per chi ha incarnato una bandiera fatta di lotta politica. Per il resto tra pubblici ministeri, cancellerie e ufficiali giudiziari vengono spesi soldi pubblici che non torneranno, il tutto per inseguire delle paranoie senza fine.

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