"Avevo già pure preso il biglietto, dovevo tornare giovedì però ho parlato con il legale locale. Mi ha detto 'visto come stanno le cose forse loro non ti lasciano ritornare qui in Camerun' e io adesso sto facendo un lavoro che non mi posso fermare". Gomes Clesio Tavares, factotutm e socio di Valter Lavitola, parla al telefono in esclusiva al Tg1 nel servizio andato in onda nel tg delle 20.
Alla domanda su quanto tempo non si sente con Lavitola, Tavares risponde: "Mi ha scritto che c'è stata la polizia, i carabinieri ed che è meglio che non ci sentiamo più". In merito alla foto, pubblicata dal Fatto Quotidiano che lo ritrae con due dei presunti esecutori dell'attentato a Sigfrido Ranucci arrestati a fine giugno, Antonio Passariello e Pellegrino D'Avino, Tavares conferma: "Ma io li conosco. Sì, io ho fatto sicurezza con Pellegrino molti anni. Ognuno ha la sua vita, quando mi serviva personale per la sicurezza li chiamavo perché ci conoscevamo".
Nel frattempo Ranucci, attraverso il suo legale Roberto De Vita, ha deciso di presentare denuncia per diffamazione aggravata contro chi ha avanzato l'ipotesi del "finto attentato". L'avvocato De Vita parla di diffusione di "dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario, attraverso espressioni che affermano o suggeriscono di un 'finto attentato' e altre analoghe formulazioni e di vantaggi conseguenti, la cui ricaduta umana e professionale è di inaudita gravità". Per questi motivi, prosegue il legale, "Sigfrido Ranucci ha presentato denuncia e querela per diffamazione pluriaggravata e altri reati". L'obiettivo è fare piena luce sull'origine delle affermazioni ritenute lesive della reputazione del giornalista e accertare eventuali responsabilità.
La nota affronta anche un altro aspetto della vicenda, quello relativo alla presunta diffusione di atti coperti dal segreto investigativo nell'ambito dell'inchiesta ancora aperta sull'attentato. Secondo il legale, "in relazione alla rivelazione di notizie ed estratti di atti, coperti dal segreto di indagine e in particolare di contenuti di intercettazioni telefoniche, di brogliacci e di verbali di sommarie informazioni testimoniali, relative alla indagine tuttora in corso e di elevatissima delicatezza per il grave attentato dinamitardo nei confronti di Ranucci, da cui deriva grave pregiudizio alle investigazioni, aggravamento dell'esposizione al rischio e pregiudizio reputazionale per l'uso parziale e strumentale a narrazioni distorte, i giornalisti Sigfrido Ranucci, Daniele Autieri, Giorgio Mottola, Paolo Mondani, Giulio Valesini, Luca Chianca ed altri della Redazione di Report, hanno presentato atto di denuncia e querela per rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo".
L'avvocato De Vita precisa infine un aspetto ritenuto fondamentale sottolineando che la "denuncia non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto". Una puntualizzazione con cui la difesa distingue l'attività giornalistica dalla presunta divulgazione illecita di atti riservati da parte di chi era obbligato a custodirli. L'iniziativa punta ora ad accertare eventuali responsabilità sia sul fronte delle presunte diffamazioni sia su quello della violazione del segreto investigativo.