"Non aveva più senso continuare e non mi ritrovo più in questa magistratura": queste le confidenze che il pm Fabio De Pasquale avrebbe fatto alle persone a lui vicine prima di togliere definitivamente la toga. Le sue dimissioni, stando a quanto riporta La Stampa, risalirebbero allo scorso 9 luglio e sarebbero avvenute nel silenzio più totale, senza alcun annuncio particolare da parte del diretto interessato, a poco più di un anno dalla pensione e solo poche settimane dopo l'importante sentenza della Cassazione che lo riguardava.
De Pasquale, uno dei magistrati più noti della recente storia della procura di Milano, faceva parte dell’ordinamento giudiziario dal 1987. Il 19 giugno scorso, i supremi giudici della quarta sezione penale lo avevano assolto con formula piena, dopo due condanne di colpevolezza a Brescia, dall’imputazione di rifiuto d’atti d’ufficio. Il magistrato era accusato di non aver depositato delle prove favorevoli alle difese degli imputati del processo sulla presunta maxi tangente da 1,092 miliardi di dollari che i manager di Eni e Shell avrebbero versato nelle tasche di pubblici ufficiali nigeriani per aggiudicarsi i diritti di esplorazione del giacimento petrolifero Opl 245 a largo delle coste di Lagos. Agli anni difficili del processo si era aggiunto per De Pasquale anche il procedimento disciplinare congelato e ancora in attesa di definizione.
Il nome del pm, inoltre, è associato a due personalità importanti della Prima e della Seconda repubblica: Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Su entrambi aveva indagato in passato, fino a ottenere delle condanne definitive. Ora per l’ormai ex pm non si esclude che si possano aprire le porte di incarichi internazionali. Da anni, infatti, gode di ampia stima da parte di alcuni organismi internazionali, come l’Osce, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, e di Ong contro la corruzione.