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Ranucci, Lavitola cambia ancora versione sull'attentato

di Giacomo Amadori venerdì 21 agosto 2026

5' di lettura

A mezzogiorno il mare di Mergellina è una tavola. Gli yacht sembrano dei modellini e il Vesuvio una cartolina. I turisti si rinfrescano ai tavolini dello chalet Ciro con spremute e caffè shakerati. Non sanno che lì a pochi metri, nello studio Cola-Imperato, all’inizio di via Orazio, una salitona per polpacci allenati, potrebbe decidersi il destino di Sigfrido Ranucci.

Arturo Cola ha rinunciato alle ferie per preparare il Riesame del faccendiere Valter Lavitola, mandante reo confesso della bomba davanti alla casa del giornalista. Il padre Sergio Cola si è ritirato qualche giorno a Capri, ma è sempre al telefono, tempestato com’è dalle chiamate dei giornalisti.

La linea difensiva di Lavitola sarà decisiva per determinare il ruolo del conduttore di Report nella brutta storia dell’attentato di Pomezia. Sigfrido è solo vittima o, almeno in piccola parte, anche complice?
Per ora Lavitola sta sostenendo con convinzione la prima ipotesi. Anche se, attraverso giornali e tv, ha fatto recapitare all’amico fraterno pure qualche messaggio in codice.

NUOVA RICOSTRUZIONE

Nell’interrogatorio di garanzia, non creduto, ha spiegato che, per far rafforzare la scorta al conduttore, aveva organizzato un attentato che doveva essere solo dimostrativo: «Gli ho detto (al factotum Gomes Clesio Tavares, ndr) di sparare tre o quattro colpi sul muro e andarsene».

Ma Gomes, che aveva suggerito inizialmente di piazzare una testa di capretto e alcuni bossoli davanti alla villetta, avrebbe cambiato idea dopo aver parlato con Pellegrino D’Avino, uno degli esecutori materiali: «Questa persona gli avrebbe proposto una soluzione diversa come la bomba carta e ha pensato che potesse essere una soluzione migliore». Un’operazione che è costata 2.000 euro. Per i magistrati con questa versione l’indagato avrebbe tentato di ridimensionare le proprie responsabilità e, per questo, l’hanno lasciato nel carcere di Rebibbia.

Ma adesso la difesa è pronta a dar battaglia davanti al Tribunale del Riesame di Roma. Cola jr, nei giorni scorsi aveva detto: «Lavitola si farà risentire non per ritrattare, ma per arricchire con nuovi particolari le dichiarazioni già rilasciate». E, ora, il legale confida a Libero come Lavitola potrebbe limare le proprie dichiarazioni, nella speranza di ottenere i sospirati domiciliari: «L’unico ordine irretrattabile era che non si facesse male nessuno... su tutto il resto ci siamo confrontati con Gomes... su questo, su quello, a me non importava come lo facessero... per questo, anche se ho suggerito la pistola, ho accettato il rischio di quanto è accaduto» sarebbe la nuova ricostruzione del faccendiere.

Dunque Lavitola sarebbe pronto a cambiare ancora una volta versione. Asserendo che quando aveva proposto i proiettili, non aveva escluso altre soluzioni. O, comunque, non si era preoccupato che l’attentato venisse realizzato in base alle sue direttive. Un’assunzione di responsabilità molto più netta rispetto a quella tentata con poca convinzione durante l’interrogatorio di garanzia.

IL VIAGGIO IN ARGENTINA

Dove aveva anche assicurato di avere avvertito l’amico dei pericoli che correva: «Sapevo che un attentato sarebbe stato realizzato dai cosiddetti odiatori e gliel’ho detto. Ranucci non mi ha dato retta». Ma ci sono molti altri punti che forse andranno precisati davanti al Riesame. Per esempio ci sarà da capire perché dopo l’esplosione della bomba Lavitola sia volato in Argentina. «Ha spiegato di aver fatto quel viaggio per acquisire notizie rispetto a questa vicenda» ci riferisce Cola jr, anche se non è chiaro che cosa c’entri il Paese sudamericano con l’ordigno contro Ranucci.

I magistrati hanno domandato a Lavitola anche se fosse sposato all’estero. E il suo legale prova a decifrare il senso di tale quesito: «Forse stavano cercando di provare il pericolo di fuga attraverso i contatti che il mio cliente ha fuori dall’Italia».
Nella sua ordinanza di arresto il gip Iole Moricca prende le difese di Ranucci, considerato completamente estraneo al piano.
Ma Lavitola, intercettato, sembra convinto che i carabinieri e, forse, anche i pm, siano di diverso avviso. Un’opinione che pare condivisa da Cola jr, che chiosa: «Non sappiamo se l’apparente difesa a spada tratta di Ranucci sia una strategia per far dire a Lavitola cose che coinvolgano il conduttore».
A proposito della volontà del faccendiere di diventare il produttore di Report, l’indagato non ha raccontato se Ranucci fosse d’accordo. Ma per Cola jr «c’è la conferma» che il suo cliente «fosse la fonte del programma» e che quello era «uno sviluppo possibile».
AUTO SENZA ASSICURAZIONE Davanti al gip Lavitola è sembrato criticare Ranucci per la mancata copertura furto e incendio delle auto di famiglia esplose davanti a casa sua il 16 ottobre: «Lui non le assicura mai» ha confidato con tono di rimprovero. Come se questo fosse stato argomento di discussione con il giornalista.
Infine, il faccendiere ha raccontato che la sua amicizia con Ranucci si sarebbe rafforzata anche per merito di un politico: «Il nostro rapporto si è stretto ancora di più quando Maurizio Gasparri in commissione di Vigilanza Rai sottolineò che fossimo amici». Un legame che Ranucci non ha rinnegato.
Meno convinta del suo rapporto con Valter sembra la compagna Natalia Potenza, che, dopo l’intervista pubblicata da questo giornale alla nuova fidanzata del faccendiere (l’estetista brasiliana Adriana Linhares de Lucena), avrebbe deciso di prendersi una pausa di riflessione.
«Dopo il vostro articolo la moglie non vuole più andare in carcere a trovare il nostro cliente» ammettono i legali.
Come risposta Lavitola ha inviato alla compagna una lettera dalla cella: «Non sono lucidissimo, anche se sto bene. Spero di avere i domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare.
Qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa». Nella missiva Lavitola ammette di aver commesso errori: «Avrei dovuto ascoltarti, ma oramai è tardi». In altri due passaggi l’imprenditore lamenta di «essere stato abbandonato» dall’ex premier Silvio Berlusconi (defunto nel 2023) e di aver «provato sofferenze e frustrazioni».
E, a proposito di rapporti incrinati, l’avvocato Cola jr ha commentato con Libero anche le accuse piovute sul suo cliente dall’ex socio Benjamin Chimutengo: «In Africa è in corso una trattativa per rimettere tutte le querele e, soprattutto, cessare la contesa civilistica... mi chiedo, però, visto che ci sono questi contenziosi che tipo di attendibilità possa avere questo signore».
In amicizia, amore e business, per Lavitola non è proprio un bel momento.

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