Mi piacerebbe chiedere al dottor Nicola Gratteri, il super procuratore della super giustizia, adesso come ce la spiega non potendo dare la colpa, come sua prassi, al governo, al ministro della Giustizia, ai giornalisti anti toghe e neppure al fato. E lo pregherei, lui che ha sempre una spiegazione e/o giustificazione per qualsiasi apparente nefandezza giudiziaria, di non rispondere in base ai codici di procedura bensì usando logica e buon senso.
Insomma come è spiegabile che la giustizia italiana per lo stesso omicidio abbia identificato due assassini che non hanno agito in combutta tra di loro? Questa, al di là di come uno la pensi, è la vera domanda che ci si pone con il rinvio a giudizio chiesto ieri di Andrea Sempio per l’assassinio di Chiara Poggi, omicidio per il quale è in carcere da oltre dieci anni Alberto Stasi.
Domanda banale: lo stesso corpo dello Stato può incolpare il primo senza contemporaneamente scarcerare e risarcire il secondo? Possibile obiezione: bisogna aspettare che su Sempio ci sia una sentenza definitiva. Bene, vuole dire che in caso di colpevolezza terremo altri tre o quattro anni (tanto ci vorrà per concludere i tre gradi giudizio) un innocente agli arresti. Dai tempi dell’imperatore Giustiniano (500 dopo Cristo) la nostra civiltà si basa sul principio che è meglio un colpevole in libertà di un innocente in prigione.
Dopo aver combinato il più grande pasticcio giudiziario della storia che cosa aspetta quindi l’elefantiaco e fallace sistema giudiziario italiano a liberare immediatamente Stasi, peraltro condannato non al di là di ogni ragionevole dubbio come imporrebbe la legge? Dottor Gratteri, non noi ma gli italiani, anche quelli che hanno improvvidamente votato no al referendum per riformare la giustizia, una risposta chiara se la aspettano e meritano.