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I due marò tornano in India Ecco il retroscena sulla vergogna: Monti e Terzi ci hanno sputtanato

Il ministro Terzi con Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

Nicoletta Orlandi Posti
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  Errori sostanziali, oltre che di merito. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ieri è stato "messo sotto processo" durante la riunione del Cisr (il comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica) e alla fine della tesa riunione sul caso dei due marò Latorre e Girone rispediti in fretta e furia in India una cosa è certa: il governo ha scaricato lo stesso Terzi. "Palazzo Chigi e il Quirinale non sono stati coinvolti in modo adeguato nella decisione, non almeno al livello che sarebbe stato naturale per una decisione di questo tipo", racconta al Corriere della Sera chi ha assistito alla riunione. L'impressione, però, è che la posizione del premier Mario Monti sia dettata più dall'imbarazzo per la retromarcia che da altro: difficile, se non impossibile, è che Terzi abbia realmente fatto tutto da solo.  L'ira di Napolitano - Eppure la linea ufficiale, fatta filtrare dalla riunione, parl di un Monti "irritatissimo", alla pari del sentimento di Giorgio Napolitano. Un'irritazione verso la Farnesina che sarebbe cresciuta negli ultimi giorni in maniera direttamente proporzionale con le reazioni indiane. E così alla fine si è ritenuto meglio fare la figuraccia della marcia indietro piuttosto che rompere i rapporti con gli indiani: rapporti non solo politici, ma anche commerciali e industriali. E così alla fine ieri, su carta intestata di Palazzo Chigi e non della Farnesina, viene divulgata la comunicazione (per qualche ora coperta da segreto di Stato) con cui il governo ha revocato la decisione.  

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