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Pamela Mastropietro, orrore senza fine: "Da uno dei trolley ho visto spuntare una mano"

Matteo Legnani
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Di particolari raccapriccianti dalla vicenda della morte di Pamela Mastropietro ne sono emersi una infinità. Non bastasse, uno in più lo svela il settimanale di cronaca nera Giallo. Riguarda l'uomo che nella tarda sera del 30 gennaio, il giorno in cui Pamela venne uccisa e poi smembrata, ha accompagnato Innocent Oseghale dal suo appartamento di Macerata al luogo in cui sono stati ritrovati i trolley coi resti della ragazza. Il "tassista abusivo" si chiama Mouthong Tchomchoue, più sempliceemente noto come Patrick. Quella sera ha prelevato Oseghale in via Spalato alla 22.55. Il nigeriano è sceso da casa con due trolley che ha voluto personalmente caricare in auto, senza che il "tassista" lo aiutasse. Quindi, gli ha detto di portarlo a Tolentino. Qualche chilometro fuori Macerata, però, Oseghale ha detto all'autista di fermarsi, ha scaricato sul ciglio della strada le due valige e s'è fatto quindi riportare a Macerata in via Spalato. Leggi anche: Pamela, il sospetto dello zio: "Perchè i trolley coi suoi resti erano sul ciglio di quella strada?" Insospettito, Patrick, ha quindi fatto ritorno dove c'erano le valige, ha accostato l'auto e aperto uno dei trolley. Ma quando, nel buio e aiutandosi con la luce del cellulare, ha intravisto quella che sembrava essere una mano, è risalito in auto e si è allontanato velocemente. Quando, infine, ha saputo dalla tv che un corpo era stato ritrovato dentro alcune valige, è tornato ancora nel luogo dove aveva portato Oseghale, ha visto la polizia al lavoro e a quel punto si è recato al commissariato a raccontare quel che era successo la notte precedente. Agli investigatori Patrick ha anche riferito che durante il viaggio d'andata con le valige, Oseghale ha fatto una telefonata in inglese, mentre sulla via del ritorno a Macerata dopo aver lasciato le valige ha parlato, sempre al telefono, con una donna.

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