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Immigrazione, Franco Gabrielli: "Un criminale su tre è straniero". Numeri alla mano: aveva ragione Salvini

Giulio Bucchi
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Hanno almeno una bella caratteristica, i numeri. Non li puoi contorcere ideologicamente, risucchiare in nessuna volontà manipolatoria, resistono anche alla propaganda più asfissiante. Il modo più efficace per smascherare il pensiero dominante, ad esempio in materia di immigrazione, è uscire dai buoni sentimenti obliqui e dalle opposte retoriche, e tornare ai numeri. Sul tema, ne ha forniti ieri di definitivi il capo della Polizia Franco Gabrielli, intervenendo al "Festival delle città" in corso a Roma. Lasciamo parlare il suo virgolettato, caso mai qualcuno ci accusasse di fare gli ideologi al contrario: «Nel 2016, su 893mila persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2% degli stranieri coinvolti; nel 2017 la percentuale è salita al 29,8%, l' anno dopo al 32% e nei primi nove mesi del 2019 il trend è lo stesso, poco sotto il 32%». Chiosa aggravante: «Il fatto che gli stranieri presenti nel nostro Paese, tra regolari e no, siano il 12%, dà la misura del problema». Che è quindi la seguente: in Italia quasi un reato su tre è commesso da stranieri. Benché con ogni evidenza essi non rappresentino un terzo della popolazione (per ora, ma se lasciate lavorare il governo giallorosso che ha riaperto i porti ottenendo dall' Europa tante pacche sulle spalle e zero impegni formali, a breve ci arriveremo).  Leggi anche: "Perché dobbiamo tenerci gli immigrati matti". Palombelli sconcertata, la verità su Trieste Insicurezza - Tutto questo peraltro a fronte di un calo del trend dei reati complessivi. Conclusione che discende con limpidezza geometrica da queste premesse, piaccia o meno al caravanserraglio immigrazionista governativo, mediatico e intellettuale: la criminalità in Italia è sempre più connessa al fenomeno dell' immigrazione incontrollata. L' insicurezza degli italiani (che non è affatto "percepita", come insinua dandosi di gomito il mainstream per sminuire, ma al contrario certificata dai dati della Polizia di Stato) è sempre più figlia di una propensione a delinquere non italiana. E Gabrielli ha spiegato anche perché, argomentazioni di uno dei massimi funzionari della pubblica sicurezza nazionale, tutte calate nella logica e nel momento storico, sarà dura per i manganellatori dell' accoglienza a prescindere ridurle a sproloqui da Ku Klux Klan. «L' immigrazione poggia su tre pilastri: la gestione dei flussi, i rimpatri e l' integrazione». Oggi in Italia non è presente nessuno dei tre, che del resto sono concatenati, se salta il primo gli altri due evaporano nel velleitarismo. Il primo, un tentativo di gestire i flussi, è esistito per un anno, il tempo di permanenza di Matteo Salvini e dell' agenda leghista al ministero degli Interni (per inciso, Gabrielli dei decreti sicurezza salviniani dice che «ci sono anche cose utili, che abbiamo noi stessi concorso a realizzare», facendo saltare le coronarie alla Cupola buonista che straparlò di eversione neofascista). Obiettivamente, troppo poco tempo, tentativo troppo contrastato dal sistema, troppo deficitario sul piano dei rimpatri. Controlli ai confini - Oggi, questi problemi non ci sono più: l' Italia del Conte 2 (tanto boldriniano e multiculturale, quanto il Conte 1 si atteggiava a sovranista e filotrumpiano) ha di nuovo rinunciato scientemente a una delle funzioni che caratterizzano lo Stato moderno: il controllo dei propri confini. Ancora Gabrielli: «In Italia non esiste una modalità di accesso lecito, bisogna metterci mano». Non esiste una nazione, se non esiste «una modalità di accesso lecito» ad essa. Vien da sé, in queste condizioni parlare di "integrazione" o è ingenuità utopica o è malafede interessata: se un Paese si limita a subire flussi migratori abnormi come quelli contemporanei, arriva ad accumulare 600mila immigrati irregolari sul proprio territorio e abdica definitivamente a qualsiasi possibilità di accoglienza vera, all' interno del cosmo sociale, non fuori. Dove, come fotografa Gabrielli, si creano «condizioni favorevoli a illegalità, degrado, criminalità e terrorismo». Sono i loro finti paladini, che vogliono gli immigrati delinquenti. E gli italiani insicuri. di Giovanni Sallusti

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