In che mani siamo

Scuola, i presidi chiedono di rimandare il via alle lezioni: a Lucia Azzolina sei mesi di tempo non sono bastati

I banchi ancora non sono arrivati in tutte le regioni e in tutte le scuole, secondo la Cgil sono stati consegnati solo 100mila monoposto. Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, continua ad affermare che arriveranno entro ottobre. I presidi pur avendo avuto sei mesi di tempo per l'organizzazione almeno degli orari scolastici sono rimasti clamorosamente indietro. Molte scuole della Capitale ancora non hanno comunicato ai genitori gli orari di entrata e di apertura e si pensa addirittura a mini lezioni da 3 ore con ingorghi ma soprattutto cresce in fronte di presidi che chiede un'apertura delle scuole posticipata. Il tutto nel giorno in cui, in diverse zone d'Italia, alcune scuole riaprivano e riaccoglievano gli studenti.

 

Lo chiedono i presidi  e a cinque giorni dalla ripresa delle lezioni in 13 regioni (cinque hanno già chiesto e ottenuto di riaprire il 24 settembre), si aprono nuovi fronti per conciliare il rientro a scuola e l'emergenza sanitaria. Nel Lazio ci sono ancora 9 mila studenti senza spazi adeguati. 

"Una situazione incandescente", così la descrive Mario Rusconi, presidente dell'Associazione presidi nel Lazio, al Corriere della Sera, che ha lanciato l'allarme sul posticipo dell'apertura. Quante sono le scuole che hanno chiesto di far slittare il rientro? "Centinaia, la richiesta si sta allargando a macchia di leopardo, mi arrivano messaggi da tutta Italia". Tecnicamente si può fare? "Sì, invocando l'autonomia scolastica, ma sempre in sinergia con le amministrazioni. Nel Lazio è stato deciso che saranno i Comuni a dover dare il via libera, dopo la decisione collegiale della scuola. Ma in città grandi come si fa, con la mole di lavoro per la riapertura? E e poi, a Roma decide il Campidoglio o il municipio? Restano mille dubbi" 

Rusconi spiega che le richieste che arrivano sono numerose perché i dirigenti "non vogliono trovarsi impreparati alla riapertura, e sperano che almeno dopo il 22 si possa avere un quadro di sicurezza degli studenti". Problemi anche per il tempo pieno spiega il preside "Secondo una stima, il 25 per cento delle scuole d'Italia avrà difficoltà col tempo prolungato. Mi sembra una statistica "spannometrica" e anche ottimistica. I Comuni devono lavorare con le ditte degli appalti altrimenti si mette in difficoltà il tempo prolungato". 

Il ministro Azzolina si difende dalle accuse: "Siamo consapevoli del fatto che il rischio zero non esista, anche a scuola. Proprio per questo sarà fondamentale il senso di responsabilità di ciascuno e il rispetto delle Linee guida e dei Protocolli emanati insieme alle competenti autorità sanitarie. Sono stati mesi, quelli appena trascorsi, di intenso lavoro. In campo non c'è stato solo il Governo. Il Parlamento ha svolto un ruolo determinante"., ha detto la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina nell'informativa in Senato.