dimissioni

Vaticano, Angelo Becciu respinge le accuse di peculato: "Una cosa strana, spero che Papa Francesco non si faccia manovrare"

"Contro di me accuse surreali". Queste le parole del cardinale Angelo Becciu, che ieri ha rassegnato le dimissioni da prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, rinunciando anche ai diritti del cardinalato. Le accuse cui si fa riferimento sono quelle di peculato. Qualche anno fa, infatti, il cardinale era finito al centro dell'inchiesta sull’immobile di lusso acquistato dal Vaticano a Londra, per un valore di oltre 200 milioni di euro, quando era sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede. In quel caso Becciu aveva sempre risposto alle accuse dicendo che qualcuno aveva "approfittato della situazione" e aveva assicurato che nessun penny dell'Obolo di San Pietro (l'offerta dei fedeli) era stato speso per quel palazzo in Sloane Avenue. In ogni caso, il cardinale ha specificato - in conferenza stampa - che nel colloquio avuto con il Papa non si è parlato dell'affaire di Londra: "E' un po' strana la cosa in altri momenti mi ero trovato per parlare di altre cose, non di me, mi sento un po' stralunato. Ieri fino alle sei mi sentivo amico del Papa, fedele esecutore del Papa. Poi il Papa dice che non ha più fiducia in me perché gli è venuta la segnalazione dei magistrati che io avrei commesso atti di peculato. Spero che Bergoglio non si faccia manovrare".

 

 

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Ma, come svelato dall'Espresso, il cardinale sarebbe coinvolto anche in un altro scandalo: avrebbe dirottato più volte i soldi della Cei e dell'Obolo di San Pietro in direzione di suoi familiari. "Il Papa dice che non ha più fiducia in me perché gli è venuta la segnalazione dei magistrati che io avrei commesso atti di peculato - ha dichiarato il cardinale -.  I 100mila euro dell'Obolo di San Pietro li ho dati alla Caritas della diocesi di Ozieri (la diocesi di cui è originario, in Sardegna) e sono ancora lì". Becciu, inoltre, ha respinto le accuse secondo le quali questi soldi sarebbero transitati poi dalla Caritas a una cooperativa gestita dal fratello.