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Coronavirus, allarme posti letto negli ospedali. Atto d'accusa contro il governo: "Cos'ha fatto da febbraio?"

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Il numero dei nuovi contagi da coronavirus è salito ieri a quota 2.548 (su 118.236 tamponi, cifra più alta di sempre). Si torna a superare quota duemila, quindi: non succedeva dal 29 aprile, ma all'epoca la curva era in discesa mentre ora è in salita. Aumentano anche i malati ricoverati in ospedale (+61) e quelli in terapia intensiva (+11). Questi numeri «sono probabilmente già legati all'effetto dell'apertura delle scuole, anche se su questo avremo dati più attendibili nelle prossime due settimane», ha detto all'Agi il virologo Fabrizio Pregliasco. «Ora c'è soprattutto la diffusione in famiglia, tra persone che si conoscono, ed è evidente il ruolo degli asintomatici nel contagio, visto che ormai la stragrande maggioranza dei sintomatici riusciamo a bloccarli prima che possano fare troppi danni». Le Regioni con più casi sono state il Veneto (445), la Campania (390), la Lombardia (324) e il Lazio (265). Il ministro della Salute Roberto Speranza, in visita ad Anagni allo stabilimento della Sanofi scelto per il confezionamento e l'infialamento del vaccino Gsk-Sanofi in corso di sperimentazione, ha spiegato: «Lavoriamo perché si evitino nuovi lockdown e monitoriamo la situazione passo per passo, territorio per territorio». Quindi, l'ennesimo invito a non abbassare la guardia: «I numeri dell'Italia sono di gran lunga migliori rispetto a quelli di altri Paesi europei, ma questo non ci deve far stare tranquilli. Abbiamo fatto un lavoro straordinario e non dobbiamo rovinare tutto».

 

 

 

«Non roviniamo tutto» - In effetti anche ieri nel resto d'Europa si sono visti numeri preoccupanti, soprattutto, come al solito, in Francia, Spagna e Regno Unito. In Francia ci sono stati 13.970 nuovi contagiati e 63 morti. Il ministro della Sanità ha annunciato che Parigi potrebbe essere messa in allerta massima da lunedì, il che significherebbe tra l'altro divieto di feste in famiglia e chiusura totale dei bar. In Spagna ci sono stati 9.419 nuovi casi e 182 morti e il governo ha chiesto a Madrid di attenersi alle restrizioni decise per la città su movimento di persone e orari dei locali. Nel Regno Unito i nuovi contagiati sono stati 6.914, con 59 decessi. Il timore è che numeri simili possano vedersi anche qui da noi, tra qualche settimana. A otto mesi dalla prima dichiarazione dello stato d'emergenza (il 31 gennaio scorso), non tutti gli ospedali sono pronti ad affrontare la possibile seconda ondata. È soprattutto la situazione nelle terapie intensive a preoccupare. Un problema che riguarda soprattutto il Centro-Sud che «sta sperimentando un'ospedalizzazione più alta del resto d'Italia», spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Mentre la media nazionale è del 6%, in Sicilia è dell'11%, nel Lazio più del 10%. Insomma, gli ospedali rischiano di intasarsi e questa è la maggiore preoccupazione. Centro e Sud possono diventare come la Lombardia se si prende questo momento alla leggera».

«Peggio che a marzo» - Molte realtà sono in affanno già oggi. «I reparti sono tutti pieni», raccontava qualche giorno fa al Fatto Quotidiano un infermiere del Policlinico romano Umberto I. Anche all'ospedale Cotugno di Napoli i letti per i malati di coronavirus sono tutti occupati, dice a NapoliToday il direttore generale dell'Azienda ospedaliera dei colli. E aggiunge: «Sono più preoccupato oggi che a marzo». Reparti in sofferenza anche a Palermo (il Cervello, il Civico) e Catania (il San Marco). E oltre ai letti manca, in tutta Italia, personale: anestesisti, infermieri, oss. Sul fronte della prevenzione, inoltre, non tutte le Regioni potranno contare sul numero di vaccini antinfluenzali necessari per garantire la copertura del 75% della popolazione a rischio. Non raggiungeranno il target la Provincia autonoma di Trento (70,2%), il Piemonte (67,9%), la Lombardia (66,3%), l'Umbria (61,9%), il Molise (57,1%), la Valle d'Aosta (51,5%), l'Abruzzo (49%), la Provincia autonoma di Bolzano (38,3%), la Basilicata (29%).

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